L’IMMORTALITA’ TRA MITO E LEGGENDA

Il viaggio-ricerca dell’uomo verso l’immortalità ha acquistato sin dalle civiltà più antiche, sumeri e babilonesi prima, egizi e greci poi, ed infine anche nel mondo cristiano, suggestive forme mitologiche e letterarie. Ma come sono nati questi miti? Qual è il loro significato più profondo?

inserito il 02 04 2013, nella categoria Filosofia, Mitologia, Religione, Tavole dei Fratelli, Tempo

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Sin dai tempi più remoti dell’umanità, la specie homo sapiens si è distinta dal resto del creato per innumerevoli aspetti, ma le principali caratteristiche che hanno determinato l’assoluta unicità dell’uomo furono senza dubbio la coscienza di se e il linguaggio.

La consapevolezza dell’essere ha portato l’uomo a prendere immediatamente coscienza di se stesso e dell’ambiente circostante.

La coscienza di se comporta il poter costruire sulla propria esistenza, sul destino ultimo e sugli accadimenti umani, dei ragionamenti logici frutto dell’uso della ragione, e con l’avvento del linguaggio, la possibilità di tramandare tali concetti ed esperienze alle generazioni future.

Fra le consapevolezze che per prime hanno aggrovigliato la mente degli uomini primitivi, ci fu sicuramente l’idea e l’esperienza della morte, ossia di quell’accadimento ultimo che pone fine a tutta l’esistenza del singolo individuo.

Tutti gli altri esseri viventi hanno esperienza della morte, in quanto vedono i propri simili morire,ma non hanno la coscienza che tutto questo un giorno succederà pure a loro.

L’essere umano ha questa consapevolezza, sa che un giorno la morte lo colpirà.

Questa presa di coscienza deve aver generato sin dagli albori del genere umano una sorta di rassegnazione verso la miseria e piccolezza dell’essere uomo.

Accanto a questa prima coscienza e rassegnazione della finità dell’essere umano cominciano a prendere forma le prime immagini e pensieri dell’infinito, inteso come forma della divinità. Divinità che nella sua funzione di potenza creatrice e ordinatrice del mondo, tendeva ad assumere inevitabilmente caratteristiche sovrannaturali di immutabilità,di potenza e di immortalità.

Si crea così una dicotomia tra il mondo finito, di cui l’uomo mortale ne è la massima rappresentazione, e il mondo infinito rappresentato dagli esseri immortali: le divinità.

L’uomo è cosi spinto dalla propria mente razionale quanto da quella irrazionale, in cui risiedono gli slanci intuitivi, ad intraprendere un percorso che in qualche modo lo conduca verso la divinità, per poter raggiungere quella forma di immortalità e di eterna giovinezza tipica dell’essere divino.

Questo viaggio dell’uomo verso l’immortalità acquista sin dalle civiltà più antiche, sumeri e babilonesi prima,egizi e greci poi, forme mitologiche e letterarie.

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Ma come sono nati questi miti? Qual è il loro significato più profondo?

La prima traccia risale ad almeno 4000 prima di Cristo, nel più antico poema della storia, la “Saga di Gilgames”.

Gilgames, il mitico sovrano sumero che sconvolto dalla morte del suo amico Enkidu, va alla ricerca di un rimedio al dolore: il segreto dell’immortalità. Dopo un lungo vagare,un patriarca sopravvissuto al diluvio universale, gli rivela il luogo in cui gli Dei si cibano di una pianta che ha il potere di donare l’immortalità e l’eterna giovinezza.

Gilgames riesce a prendere questa pianta miracolosa e piena di spine, ma sul più bello un serpente gliela ruba. A lui non resta che piangere e restare uomo fino alla morte.

In questo mito sono racchiusi tutti gli ingredienti della  miseria umana, il rimedio esiste, ma è un segreto degli Dei e quindi irraggiungibile.

Anche nella Bibbia ebraica, che attinge a piene mani ai miti mesopotamici, quando Dio scaccia Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, in definitiva impedisce loro di nutrirsi dall’albero della vita i cui frutti fanno vivere per sempre giovani.

Per gli antichi voler essere giovani per sempre significava poter diventare un Dio perché immortalità era sinonimo di divinità. Le divinità classiche bevevano ambrosia che donava loro giovinezza eterna, e chi tra le divinità osava porgerla ai  mortali,veniva punito.

Per gli antichi la ricerca dell’immortalità, se era sentita come un’aspirazione,era anche visto come un gesto peccaminoso, chi ricercava l’immortalità faceva sempre una brutta fine.

Eos, Dea dell’aurora,si invaghì di Titone, bellissimo ma umano. Eos chiede a Zeus di donargli l’immortalità, così Titone ottenne l’immortalità ma non la giovinezza, Eos dovette vivere per sempre con un vecchietto. O come Teti madre di Achille, che per renderlo immortale lo immerse nelle acque del fiume Stige tenendolo per un tallone e tutti sappiamo come andò a finire.

Dal mondo antico il mito arriva nel medioevo. Alessandro il grande conquistatore, che aspirava a diventare Dio, attraversò tutte le terre conosciute alla ricerca della fonte dell’immortalità, ma restò a bocca asciutta.

Anche la scoperta del nuovo mondo diede impulso al mito, tanto che molte spedizioni dei famigerati conquistadores avevano l’ardire di ricercare la fonte della giovinezza eterna.

Anche il cristianesimo è pieno del mito dell’immortalità e della giovinezza: l’acqua miracolosa e rigenerante del battesimo. Gesù stesso è fonte di immortalità:”chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno”.

Nel cristianesimo il mito dell’eternità,si fonda con la leggenda del Santo Graal, la coppa usata da Gesù nell’ultima cena in cui fu successivamente conservato il sangue di Cristo.

L’acqua di vita eterna diventa il sangue stesso di Gesù Cristo.

Ma con il cristianesimo il confine tra uomo e Dio diventa più sfumato. L’uomo può finalmente sperare nella vita eterna, ma soltanto dopo la morte e solo con lo spirito.

L’uomo viene così in parte ricompensato della sua miseria, può aspirare alla vita eterna spirituale, ma non alla vita eterna del corpo, che anzi è vista come una ribellione a Dio. Viene da se che se l’immortalità dello spirito è legata a Gesù, l’immortalità del solo corpo non potrà che essere collegata al male e quindi al diavolo.

Faust che vende l’anima a Mefistofele in cambio della conoscenza assoluta e della  giovinezza.

Se bere idealmente il sangue di Cristo porta all’immortalità dell’anima, bere sangue umano significa diventare creature del male. Essere vampiri vuol dire essere immortali ma anche dannanti.

La giovinezza eterna dunque chiede prezzi altissimi in tutte le epoche. Noi oggi sappiamo che l’elisir di eterna giovinezza è una chimera, eppure tutti i giorni, migliaia di scienziati studiano il nostro corpo e le nostre cellule alla disperata ricerca di rimedi alle malattie e all’invecchiamento del nostro organismo,in una disperata corsa contro il tempo.

Forse non arriveremo mai all’immortalità e all’eterna giovinezza,e forse è bene così; il singolo individuo non credo cerchi l’immortalità, quanto piuttosto un’esistenza serena e felice,tuttavia l’umanità nella sua essenza più profonda aspira a ciò, ben sapendo che mai raggiungerà questo obiettivo.

A:. R:.

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2 Comments for this entry

  • Luca

    Bello scritto, ma sulla chiusura ovvero sul fatto che il singolo non ricerchi veramente l’immortalità biologica e sul fatto che l’umanità sia consapevole di non poterla raggiungere… Aubrey de Grey si sta dando da fare seriamente e la teoria dei tre ponti di Ray Kurzweil è interessante: giusto stile di vita per scoperte della scienza ed in ultimo nanotecnologia per riparare quello che il corpo umano e la scienza stessa non saranno ancora in grado di riparare. La speranza è l’ultima a morire quasi sempre ma in questo caso si spera potrà tramutarsi in certezza del risultato et ergo morire tecnicamente prima. Elizabeth Parrish ha già fatto da paziente zero per la propria società Bioviva accettando di fare allungare i propri telomeri e bloccando la sarcopenia. Speriamo :-)

    • Meister Eckhart

      Speriamo? Davvero? Ma che bella prospettiva: lo sai che finora sono venuti al mondo tra i 60 e i 100 miliardi di esseri umani? Dove penseresti di mettere tutti quelli che arriveranno, se nessuno morirà più?
      P.S. Segnalo all’autore dell’articolo che sé si scrive con l’accento.

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