I BORBONI DI NAPOLI: UNA STORIA DA SCRIVERE O DA RISCRIVERE

La rilettura dei dati economici e sociali del Regno di Napoli tende ad invertire i ruoli che la “storia scritta dai vincitori” assegna al Nord “progredito” ed al Sud “arretrato e contadino” dell’Italia pre-unitaria. In realtà fino al 1860 era la Calabria la regione più ricca ed industrializzata d’Italia; dai cantieri e dalle industrie napoletane uscirono la prima nave a vapore e la prima linea ferroviaria d’Europa. L’economia borbonica primeggiava anche nella Chimica, nella Farmaceutica, nella ricerca e nell’insegnamento universitario. Tutto ebbe fine con “l’invasione” piemontese, che depredò il Meridione dei suoi impianti e delle sue ricchezze (con esse vennero fondate al Nord società come la Breda e la SIP, l’attuale Telecom). I Borboni di Napoli, regnarono per oltre un secolo sull’Italia meridionale e sulla Sicilia: a Ferdinando II fu proposto di diventare Gran Maestro della Massoneria e Re d’Italia. Rifiutò. E così probabilmente cambiò la storia italiana, che avrebbe potuto essere molto diversa da quella “scritta” dai Savoia.

inserito il 15 05 2011, nella categoria Risorgimento, Storia, Tavole dei Fratelli

Tavola del fr:. M:. P:.

 Caro M. V., Cari Fratelli,

è da molto tempo che pensavo di scrivere una Tavola riferita alle origini della mia terra che amo al di sopra di qualsiasi perplessità storica.

Spero mi perdonerete se da un lato sarò costretto a raccontarvi episodi della mia vita profana… dall’altro lato, invece, tutto questo mi permette di continuare  la “mia” ricerca della verità! Mi dispiace solo di non poter essere sintetico nell’esposizione dei fatti… inizio con la speranza di tenervi incuriositi, senza annoiarvi…

*  *   *

Avevo circa 8 anni, ero in terza elementare e tornando dalla scuola dopo alcune ore passate a studiare la storia Italiana, i moti carbonari e lo sbarco dei mille a Marsala, raccontai alla prima persona di famiglia che incontrai e cioè mio nonno, la grandiosità di Giuseppe Garibaldi e di come questo eroe avesse conquistato l’Italia. Mio nonno mi rispose con un borbottio non bene identificato; in ogni caso capii fosse di dissenso e che mi incuriosì… chiesi spiegazioni e mio nonno cominciò il suo racconto al quale, mi appassionai, chiedendo in seguito altri particolari.

Mi raccontò che “suo” nonno, il Cavaliere Don Matteo Pagano, Tenente di Vascello e Barone di San Valentino, formatosi militarmente all’Accademia della Nunziatella a Napoli, sedeva a tavola con Re Francesco II di Borbone e quando cominciarono i disordini con l’arrivo di Garibaldi a Napoli, consigliò a Sua Maestà di imprigionare alcuni personaggi e giustiziarne altri, in quanto traditori del Regno.

Francesco II non volle seguire tale consiglio affermando che non intendeva versare sangue napoletano (per napoletani s’intende tutti gli abitanti dell’allora Regno di Napoli che comprendeva parte del Lazio, da Gaeta a tutta la Sicilia).

Dopo aver ascoltato con grande interesse questo racconto ho continuato a studiare la storia d’Italia come è raccontata tuttora ma, senza dimenticare le considerazioni di mio nonno.

Circa quindici anni fa, sul Resto del Carlino, lessi un articolo. Il Carlino riportava, su alcune colonne che, un sindaco della Calabria, di un paese chiamato Soveria Mannelli, avrebbe dedicato una strada a Ferdinando I di Borbone e di conseguenza, sarebbe stato presente alla cerimonia Sua Altezza Reale, Carlo di Borbone.

Mi misi in contatto con il sindaco al quale dissi di aver appresso la notizia da un quotidiano dell’Emilia Romagna e chiesi se poteva consegnare a Carlo una mia lettera. In cambio, il sindaco mi chiese una copia del Carlino dal quale avevo attinto la notizia.

Nella lettera che fu recapitata a Carlo di Borbone, chiedevo se il racconto di mio nonno fosse verità o semplice fantasia. Dopo qualche settimana ero all’ufficio A.C.I. di Ferrara e sento squillare il mio cellulare, era il Barone Roberto Selvaggi, responsabile dell’Archivio di Stato Borbonico e Guardasigilli del Regno; mi invitava a Roma per conoscermi e colmare la sete di informazioni riguardo alla mia famiglia.

Mi disse che il mio antenato non era stato Tenente di Vascello ma Capitano della Real Marina Borbonica, promosso a 40 anni Maggiore sul campo per aver difeso strenuamente l’isola Farnese, poi rientrato a Napoli aveva tentato di organizzare la difesa della città e seguendo Sua Maestà Francesco II in ritirata, organizzò la resistenza della fortezza di Gaeta contro l’aggressore piemontese.

Questa è la premessa… a questo punto continuo la tavola citando alcune verità che sicuramente non sono conosciute dai più… in quanto, la storia è sempre stata scritta dai “vincitori” e non dai vinti…

Vi sorprenderà sapere che la Calabria fino al 1860 era la regione più ricca d’Italia. Si era sviluppata con lo sfruttamento delle miniere di ferro e di graffite; era molto industrializzata anche con la presenza sul proprio territorio dei Reali Stabilimenti di Mongiana, Pazzano, Fuscaldo, Cardinale e di Bigonci.

Oltre ai citati stabilimenti, alla tradizione agricola, a quella tessile in cui primeggiava la lavorazione della seta, vi erano anche arsenali e numerosi cantieri navali.

I calabresi impiegati nelle sole industrie erano circa di 35.000 unità. (teniamo conto che la popolazione del Regno nel 1860 era circa 9.000.000 di abitanti)

In Puglia e in Basilicata vi erano importantissimi stabilimenti di lana, cotone e lino la cui produzione era esportata in tutto il mondo. Vi erano centinaia di filande quasi tutte motorizzate. Importanti anche le fabbriche di presse olearie e di macchine agricole prodotte negli stabilimenti di Foggia e di Bari. Di notevole peso sul piano economico, anche le aziende agricole e chimiche, le numerosissime flottiglie per la pesca ed i cantieri navali.

A Barletta un’importante ed efficientissima salina riforniva di sale, tutta l’Europa. Centro di riferimento per tutto il Regno era l’attivissima Borsa di Commercio di Bari.

In Abruzzo e Molise era eccellente e notissima, la produzione di utensili, lame di acciaio, rasoi e forbici fabbricati a mano molto richiesti all’estero per la loro bellezza e funzionalità.

La produzione della carta era notevole e notevoli infine gli allevamenti pregiati di bovini e caprini che consentivano una importante produzione casearia.

La Campania nel 1860 era la regione più industrializzata d’Europa e particolarmente l’area napoletana lungo l’asse Caserta-Salerno… menzioniamo in particolare il Real stabilimento di Pietrarsa dove si producevano locomotive, carrozze ferroviarie e binari.

A Napoli, famosa anche per i cantieri navali tra i migliori d’Europa come quello di Castellammare di Stabia, c’erano fabbriche d’armi e di utensileria, aziende chimiche-farmaceutiche e aziende per la produzione della carta, del vetro, della concia di pelli, di alimentari, di ceramiche e di materiali per l’edilizia.

Anche in Sicilia l’economia si basava oltre che sulla pesca, su cantieri navali, industrie meccaniche, esportazione dello zolfo, olio d’oliva, agrumi, sale marino e vino.

Le principali correnti di traffico erano dirette per il 40% verso l’Inghilterra, l’America e altrettanto verso gli altri paesi europei.

Il Regno di Napoli terza Nazione Europea era quotato in borsa a Parigi.

Non tutti sanno che il Regno di Napoli fu il primo in Europa a mettere in mare una nave a vapore, il battello era il Ferdinando I che venne varato il 24 giugno del 1818. Il secondo in Europa, il Monky fu varato in Inghilterra nel 1822.

La prima costruzione di ponte in ferro sospeso in Italia venne posto sul fiume Garigliano nell’aprile del 1832.

Il 4 ottobre 1839 fu inaugurata la prima ferrovia in Italia, il tratto Napoli-Portici.

Dopo Londra e Parigi, Napoli è stata la terza capitale d’Europa ad essere illuminata con lampade a gas. A Napoli il 24 settembre 1852 si organizzò il primo esperimento in Italia di illuminazione elettrica, tenuto conto che la lampada di Edison fece la sua comparsa solo nel 1877.

Nel 1855 Napoli fu collegata attraverso una linea telegrafica con Roma, Parigi e Londra.

Cari Fratelli, secondo quanto menzionato, credo sia opportuno una riflessione: se, tante notevoli realizzazioni trovano spazio e terreno fertile, si deve indubbiamente ad una cultura fortemente ILLUMINATA che guardava con estrema attenzione allo sviluppo della propria Nazione… se così non fosse come mai queste opere non furono realizzate in Piemonte o dagli altri Stati preunitari?

La verità è che la complessità di queste realizzazioni presupponeva la presenza di scuole ad alto livello, di valenti tecnici, di grandi industrie e di una sana e forte economia… tutti fattori, questi, che solo il Regno di Napoli vantava in Italia… basta pensare che a Milano la prima università moderna, il Politecnico, fu fondata solo nel 1863 ed il primo ingegnere si laureò nel 1870.

A Ferdinando II furono fatte due proposte… gli fu chiesto se volesse diventare Gran Maestro della Massoneria (i suoi tutori e fidati consiglieri erano il Toscano Bernardo Tanucci e Raimondo di Sangro Principe di San Severo che noi tutti conosciamo benissimo) e in seguito, se voleva diventare Re d’Italia.

Re Ferdinando rifiutò con garbo, obiettando alla prima proposta che non “poteva” inimicarsi il Clero e alla seconda, non voleva danneggiare i vari sovrani degli Stati Italiani tra cui i Savoia con i quali era imparentato… fin quando è stato vivo Ferdinando, il Regno ha solo prosperato e non ha subito danni, i problemi sono arrivati alla sua morte in quanto il figlio Francesco non aveva la stessa forza di carattere del padre.

Infatti, appena diventato Re, Francesco II, l’Inghilterra e il Piemonte attraverso Cavour e Mazzini, tenendosi nell’ombra e per evitare di inimicarsi tutta l’Europa a cominciare dalla Russia, hanno pensato di muoversi, coinvolgendo e “sponsorizzando” economicamente Giuseppe Garibaldi, avventuriero e idealista (conosciamo tutti la fine di Garibaldi a Caprera… non ha avuto né onori né tributi).

Il Fratello Vittorio Gnocchini, Grande Storico del G.O.I. affermò in una tornata alla R. L. Giuseppe Garibaldi di Ancona che, Garibaldi è stato nominato Gran Maestro della Massoneria Italiana quando era diventato e scusate i termini, ma cito le testuali parole, “vecchio, rincoglionito e su una sedia a rotelle”.

Consentitemi una affermazione di Garibaldi e che pochi conoscono… disse il Generale: “Se solo avessi immaginato, quale terribile fine avrebbe fatto il Regno di Napoli ed i Napoletani, mai mi sarei adoperato ad unificare l’Italia”… questa affermazione la fece in seguito alle notizie che gli giungevano a Caprera sulle nefandezze compiute da alcuni… siamo finalmente arrivati alla storia recente dei “nostri giorni”…

Frequentando qualche “Circolo Borbonico” ho sentito spesso parlare, forse a torto, di rivoluzione Massonica interna al Regno e senza la quale non sarebbe stata possibile l’invasione.

Ricordo che, qualche anno fa, durante un convegno a Cento sulla figura di Ugo Bassi, uno dei relatori, lo storico Fulvio Conti, affermò che l’unità d’Italia, il periodo storico che ricordiamo come Risorgimento non fu opera della Massoneria in quanto, a parte qualche piccola setta segreta che nulla aveva da spartire con noi, i Massoni, non c’erano.

Personalmente mi sono sempre RIFIUTATO di credere che Massoni Napoletani combattessero altri Napoletani… mi sono sempre RIFIUTATO di credere ad un intervento Massonico in quanto, con i sacri principi che reggono la Massoneria Universale, non avremmo potuto essere complici di crudeltà compiute da Vittorio Emanuele di Savoia, per giunta non Italiano ma Francese e per niente galantuomo e dal Generale Cialdini, definito macellaio da molti, per la deportazione di circa 50.000 Napoletani al carcere di Fenestrelle e per la morte di 1.000.000 circa di altrettanti Napoletani.

Gli invasori, con le loro azioni di ruberie, hanno causato il conseguente impoverimento del Sud a cominciare dalle industrie meccaniche di Pietrarsa depredate di tutti i macchinari e che dopo qualche anno hanno sono rinate, dando vita alle industrie BREDA al nord.

Di conseguenza una sorte simile toccò anche al tesoro Napoletano stimato in circa 400milioni di ducati, cifra enorme per l’epoca (considerando che il bilancio del Piemonte e Sardegna assieme era di circa 15 milioni di ducati) e con il quale furono fondate società come la S.I.P. che noi abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa come l’attuale TELECOM ed era l’acronimo di Società Idroelettrica Piemontese.

 

I Borboni di Napoli, regnarono per oltre un secolo sull’Italia meridionale e sulla Sicilia, dall’ascesa di Carlo III nel 1734 alla fine del Regno con Francesco II nel 1860.

Le testimonianze più notevoli del periodo sono: dalla Reggia di Caserta al Teatro San Carlo, agli scavi archeologici di Ercolano e Pompei, ai laboratori di porcellana della Reggia di Capodimonte che, con certezza è stato sinonimo di una dinastia grandiosa e ILLUMINATA.

Ritornando al mio antenato, sono convinto che forse non gli farebbe piacere se sapesse che sono orgoglioso di essere Massone… ma ho desiderato di diventarlo affascinato e convinto dai nobili ideali della Fratellanza Universale… ed è proprio in virtù di questi principi che presento sommessamente le mie considerazioni a quanto esposto:

Cari Fratelli sono anni che mi ripeto le medesime domande: Fulvio Conti, storico dell’Unità d’Italia conosciuto al convegno di Cento affermò che, il Risorgimento non è stato opera della Massoneria. Invece, altri affermano che la Massoneria è stata l’artefice nell’unificazione Italiana… allora, quale è la verità? Perché la Massoneria quando ha deciso di appoggiare la nascita dell’Unità d’Italia non ha dato vita ad una Repubblica? Perché ha preferito un Re di origine Francese e non un Presidente Italiano? La Massoneria è stata forse raggirata dall’Inghilterra, da Vittorio Emanuele con minacce di rappresaglia o la Massoneria dell’epoca di cui parliamo era diversa?

In ogni modo non intendo mettere in discussione le ragioni o i torti dei vari personaggi e delle varie istituzioni che hanno contribuito alla caduta del Regno di Napoli, ma, uno dei principi fondamentali che contraddistingue la nostra Grande Istituzione è la ricerca della verità ed io, ricerco la verità, se non altro per riscrivere parte di storia e ridare al sud la dignità che è anche la mia e che gli è stata usurpata con la scusa dell’Unità d’Italia.

Con il Triplice Fraterno Abbraccio a tutti!

 

M:. P:.

 

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Nell’illustrazione: l’inaugurazione della Napoli-Portici (3 Ottobre 1839), la prima ferrovia italiana, voluta dai Borboni.

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3 Comments for this entry

  • vincenzo russo

    Come dividerci in un prossimo tempo dal Nord massonico di oggi e richiamare i Borboni a governare il nuovo regno delle due sicilie?

    Magari non insediandoli più come monarchi, per evitare le accuse di anacronismo storico, ma eleggendo uno dei loro eredi Presidente a vita, della nuova Repubblica dell’Italia del sud.
    E proponendo contemporaneamente un programma politico per la nuova unità Italiana, che parta questa volta dal sud, per federare tre macro regioni, di una sola nazione cattolica e veramente Italiana, che riparta dalla storia della Napoli dotta dei greci e dei romani e dalla popolazione civile dei napoletani che non bestemmiavano, non alzavano la voce e non gridavano per strada e non sputavano a terra, dei tempi degli angioini dei normanni ecc.
    Per cancellare il degrado che portarono i viceré di tutti i domini stranieri succedutesi e per riprendere il risorgimento dei Borboni, veri italiani e veri Re italiani, del sud, i quali si opposero all’Inghilterra e alla loro massoneria internazionale e per questo pagarono il prezzo dell’aggressione Piemontese.
    Saluti da Vincenzo Russo

    p. s. : la storia la conoscete meglio di me, ma se mi inviate un vostro indirizzo mail in allegato vi trasmetto il mio Manifesto Cattolico, che vi rappresenta in breve la storia parallela della corruzione che la massoneria ecclesiastica ha introdotto anche nella Chiesa, con lo stesso scopo di distruggere qualsiasi progresso degli Stati cattolici d’Europa.

    • Mario Cannataro

      Da Calabrese fermamente convinto che se Garibaldi non fosse mai passato dalle nostre parti oggi vivremmo meglio.
      Fraternamente grazie per avermi reso partecipe del tuo lavoro

  • felice

    E’ bello leggere una pagina di barzellette – Suggerisco all’autore di leggere alcuni testi , Vedi De Cesari –

    Quanto alla Calabria posso fornigli personalmente testi come
    ” DA COSPIRAZIONI, ECONOMIA E SOCIETÀ nel Distretto di Gerace e in provincia di CALABRIA ULTRA PRIMA dal 1847 all’Unità d’Italia DI VICENZO CATALDO

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