AMORE (ED EGGREGORO) AI TEMPI DEL COLERA

Se non è più possibile l’eggregoro fisico, allora cerchiamone uno nuovo, più spirituale, magari sfruttando proprio quei social-media, come suggerito dal nostro Maestro Venerabile, che possono far sì che la nostra voce, singola e debole, si sommi a quella degli altri.

inserito il 24 03 2020, nella categoria Solidarietà Massonica, Tavole dei Fratelli

boccaccio

Tavola del fr:. G:. P:.

Perdonerete, cari Fratelli, questo titolo un po’ pretenzioso che va a scomodare l’opera straordinaria di Garcia Marquez, il fatto è che la prima cosa che mi è venuta in mente, dovendo parlare di EGGREGORO, è l’AMORE.

A questo aggiungete il particolare periodo che ognuno di Noi sta vivendo, inerme di fronte a un veleno sconosciuto ed ecco cosa ho scritto di getto.

Quando incombe un pericolo, si chiama aiuto, si cerca la vicinanza del familiare, dell’amico o, in ambito massonico, del fratello. Il perché è fin troppo evidente: l’eggregoro fisico, quello per intenderci che pratichiamo intrecciando le mani nude nella catena d’unione, moltiplica le singole energie individuali veicolandole al centro di un intento comune; è un potente insieme di idee, di sentimenti condivisi e consolidati da ritualità, tradizioni e usi radicati nel tempo.

Noi lo pratichiamo perché ne conosciamo i positivi effetti, in parole semplici si può dire: l’unione fa la forza.

Questo assunto è tanto più vero quanto più il legame che si instaura tra i fratelli è basato sul coinvolgimento emotivo di solidarietà, di tolleranza, di affetto reciproco nel sentire che chi tieni per mano lavora con te a una edificazione comune, e lo fa portando il suo bagaglio di esperienza, di sapere e… perché no, di amore. L’eggregoro è questo. Il risultato stupefacente che ne consegue è quello di trovarsi circondati da sette nodi di un cordone rosso ed esotericamente connessi a una realtà superiore. Che grande potere nelle nostre mani!…

 

 …Fino a pochi giorni fa.

 

Il pericolo di un contagio ci ha tolto con efferata crudeltà il tesoro più grande: il nostro prezioso momento di comunione, lasciandoci un vuoto fatto di paura, di gelo crescente, di lividi bollettini che i media continuano a trasmettere impietosamente.

Non è di conforto nemmeno rivangare con la memoria i corsi e ricorsi storici che mi portano a rispolverare il “Decameron” di Boccaccio. 10 amici che per 10 giorni si rifugiano sulle colline fiorentine per sfuggire alla peste del 1348.

Ogni giorno viene democraticamente eletto il re della giornata, che stabilisce il tema di cui disquisire e ognuno racconta la propria storia di vita vissuta. C’è molto contenuto massonico in tutto questo. La discrasia con la nostra situazione attuale sta nel fatto che i 10 amici sono riuniti sotto lo stesso tetto, possono vedersi, esprimere con un sorriso la gioia dello stare insieme… insomma, godere di un vero e proprio eggregoro!

Con molta fatica e con un po’ di tristezza torno ai giorni nostri e, facendomi forza, mi rendo conto che bisogna reagire, occorre ritrovare a tutti i costi l’eggregoro perduto, bisogna farlo mettendo da parte lo sgomento e rispolverando invece quella caparbietà e quella determinazione dei fratelli maestri alla ricerca della tomba di Hiram.

Se non è più possibile l’eggregoro fisico, allora cerchiamone uno nuovo, più spirituale, magari sfruttando proprio quei social-media, come suggerito dal nostro Maestro Venerabile, che possono far sì che la nostra voce, singola e debole, si sommi a quella degli altri. Non possiamo lasciare che la fiamma della luce si spenga, perché arde da oltre 6000 anni e se continuiamo ad alimentarla con le nostre parole, non sarà un tetro soffio di vento a oscurarla.

Ho detto

G:. P:.

24 Marzo 2020

.

Nota – Foto dal sito “Italiaatavola.net”

 

 

 


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