QUANDO MOZART INIZIO’ PAMINA…

Musica e Massoneria: la scena 28 del “Flauto Magico”. La musica e il testo sono sinergici ad un'affermazione molto forte e a una altrettanto forte presa di posizione riguardo la presenza femminile nella Massoneria di allora. Viene inoltre chiaramente affermato che, oltre ad essere iniziata, sarà la donna a guidare (spiritualmente) Tamino nelle prove iniziatiche.

inserito il 26 02 2020, nella categoria Esoterismo, Femminino, Iniziazione, Musica e Massoneria, Simbolismo, Tavole dei Fratelli

JPH73643 Tamino and Pamina before the temple, scene from 'The Magic Flute' by Wolfgang Amadeus Mozart (1756-91), illustration from 'Allgemeines Europaisches Journal', published 1795 (coloured engraving); by Schaffer, Joseph & Peter (fl. 1780-1810); Wien Museum Karlsplatz, Vienna, Austria; German, out of copyright

Tavola del fr:. S:. M:. (R:. L:. Sol Invictus all’Or:. di Ferrara)

La scena 28 del Flauto Magico costituisce il punto più rilevante dell’opera e si colloca dopo la metà del 2° atto.

Alla fine del 1° atto Tamino e Pamina si sono incontrati, ma sono stati immediatamente separati. Tamino è stato condotto, insieme a Papageno, nei sotterranei del Tempio di Sarastro e obbligato al silenzio.

Pamina si ritiene abbandonata da Tamino e medita il suicidio (i Tre Genietti la distoglieranno dal proposito).

La scena 28 è una scena lunga e complessa di cui Mozart dettaglia l’allestimento: “La scena si trasforma in due grandi montagne: in una c’è una cascata, che si sente scrosciare e rimontare; l’altra sputa fuoco; ogni montagna ha un’inferriata traforata al di là della quale si vedono fuoco e acqua; là dove brucia il fuoco, l’orizzonte deve essere rosso vivo, mentre dove c’è l’acqua v’è una nebbia nera.

Le quinte sono rocce, e ciascuna si chiude con una porta di ferro. Tamino ha un abbigliamento leggero ed è senza sandali. Due uomini con una corazza nera entrano con Tamino. Sui loro elmi arde il fuoco: gli leggono la scritta luminosa che appare su una piramide posta nel mezzo, in alto, vicino all’inferriata.

I due uomini sono indicati nel libretto come die Geharnichten, che significa portatori di corazza. Nelle versioni italiane sono chiamati armigeri o armati ma non portano alcuna arma. Con la corazza nera e il fuoco sopra l’elmo conducono Tamino alle prove iniziatiche del fuoco e dell’acqua: nonostante l’aspetto assai tenebroso, sono personaggi positivi del Regno di Sarastro.

I due corazzati, un tenore e un basso, declamano il testo scritto sulla piramide, con grande solennità:

Colui che percorre questa strada piena di difficoltà

si purifica attraverso fuoco, acqua, aria e terra;

se saprà vincere il terrore della morte

si innalzerà dalla terra verso il cielo.

Illuminato sarà allora in grado

di consacrarsi interamente ai Misteri di Iside.

E’ un brano lento e maestoso nel quale due melodie (il canto dei corazzati all’unisono e la melodia strumentale in orchestra) procedono in parallelo e in contrappunto. Le due melodie non sono originali di Mozart ma la melodia orchestrale è presa dal Kirie della Missa S. Henrici di H. von Biber, composta per la liturgia cattolica; l’altra melodia, cantata dai corazzati, è un corale luterano le cui parole erano tratte da un Salmo biblico.

Siamo pertanto di fronte a un’esplicita e ardita sintesi religiosa, cara alla Massoneria e al deismo cui si richiama il concettodel Grande Architetto dell’Universo.

Mozart scrive questa musica nella tonalità massonica per eccellenza di Mi bemolle Maggiore. Questa tonalità presenta sul pentagramma tre bemolli in chiave che formano un triangolo con la base leggermente obliqua e la punta verso l’alto. In questa tonalità e nella relativa minore di Do minore, sono stati scritti molti brani di carattere massonico.

Nello stesso brano si può cogliere la caratteristica ritmica di breve-lunga-lunga che contraddistingue molta musica massonica, come la stessa Ouverture dell’opera. Il tempo è di tre quarti, altrettanto caratteristico della musica massonica.

Il testo scritto sulla piramide intonato dai due corazzati è tratto dal romanzo Sethos dell’abate Terrasson, libro in dotazione alla biblioteca di Mozart. E’ altresì forte il richiamo all’ Asino d’oro di Apuleio e all’ Iside e Osiride di Plutarco. Sono espressioni dello stesso sentimento che abbraccia tutte le fedi del mondo e ne accetta i diversi riti: un messaggio che Mozart condivideva e che voleva trasmettere.

Il Flauto Magico è un Singspiel in lingua tedesca, che alterna brani cantati a brani recitati e si differenzia profondamente dall’opera italiana, in quel momento storico in auge a Vienna, caratterizzata da recitativi, arie e concertati.

L’uso della lingua tedesca è finalizzato a una migliore e più diffusa comprensione dei messaggi contenuti nel testo, similmente a quanto in precedenza aveva fatto Dante scrivendo la Commedia in volgare e non in latino.

La prima rappresentazione dell’opera avvenne al Teatro An der Wien, all’epoca in posizione periferica e frequentato principalmente dalle classi borghesi e popolari.

Tamino è pronto ad affrontare le prove e, a questo punto, si sente fuori scena la voce di Pamina che gli chiede di fermarsi perché vuole accompagnarlo nelle prove iniziatiche. La proposta di Pamina viene condivisa da Tamino e anche dai corazzati, che cantano le stesse parole e partecipano alla gioia di Tamino. I tre affermano:

Una donna, che non teme la notte né la morte,

è degna e viene iniziata.

Il primo verso in tedesco è costituito da soli monosillabi; in corrispondenza di ognuno di essi c’è il segno di forte-piano (fp) così da essere cantati accentuati e ben staccati; il secondo verso viene ripetuto e tutte e due le volte con una pausa molto significativa dopo la parola degna.

La musica e il testo sono sinergici ad un’affermazione molto forte e a una altrettanto forte presa di posizione riguardo la presenza femminile nella Massoneria di allora.

Viene inoltre chiaramente affermato che, oltre ad essere iniziata, sarà la donna a guidare Tamino nelle prove iniziatiche.

Ritengo necessario a questo punto riflettere sull’ iniziazione, al di là delle apparenze e dei fatti che si svolgono sulla scena.

Si assiste nell’ordine alle prove del fuoco e dell’acqua; la prova della terra è avvenuta per Tamino nei sotterranei del Tempio di Sarastro e non vi è evidenza di prova dell’aria. A queste prove sono sottoposti i due protagonisti. Ma Mozart massone sa bene che in questo rito il neofita deve essere rigorosamente solo e in realtà Tamino è da solo nel suo cammino: in questo episodio Pamina non è una figura reale ma rappresenta la controparte superiore di Tamino che lo guida e da cui lui si lascia guidare perché Pamina è l’eterno elemento femminile che ci trae vesro l’alto, verso il Divino e la Felicità Suprema, come Beatrice per Dante.

Non possiamo comunque escludere che Mozart e Schikaneder, e il loro Maestro Venerabile Von Born, grande ispiratore del lavoro, volessero esprimere una loro posizione riguardo il fatto che non solo la Chiesa cattolica, ma anche la Massoneria del tempo escludesse le donne dal cammino spirituale-iniziatico.

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Nel corso delle prove iniziatiche il flauto, che è magico, assume un ruolo fondamentale. All’inizio dell’opera si afferma che il flauto è d’oro; si viene invece a sapere dal racconto di Pamina che è di legno, intagliato da una quercia millenaria. I due diversi materiali per un unico strumento possono alludere al carattere androgino del flauto e alla capacità di riunire elementi dotati di polarità complementare come maschile e femminile, solare e lunare, Eros e Logos. La quercia millenaria e l’oro rimandano al tempo primordiale dell’Età dell’Oro

Incomincia a suonare il flauto magico;

che possa proteggerci nel nostro cammino

noi camminiamo (voi camminate)

grazie al potere del suono

lieti attraverso la tetra notte della morte!

In questi ultimi versi il verbo tedesco wandeln viene tradotto come camminare, ma contiene la radice che indica il viaggio e quindi una modifica di stato e una trasformazione: noi ci trasformiamo grazie al potere del suono.

Non è quindi solo una purificazione, ma una trasformazione, un profondo cambiamento, che richiama la trasmutazione alchemica del piombo in oro e una trasformazione interiore dalle tenebre alla luce.

La prima trasformazione interiore per Tamino si era verificata nella scena 15, quando aveva incontrato lo Sprecher (Oratore) e aveva iniziato a guardare dentro di sé e anche in quell’occasione aveva suonato il flauto. Alla fine del dialogo tra i due comincia a verificarsi il cambiamento in Tamino, che chiede con angoscia: “Quando cadrà il velo?” e lo Sprecher afferma: “Quando la mano dell’amicizia ti condurrà nel Santuario per un legame eterno”.

Lo Sprecher esce di scena e Tamino dice: “O notte eterna! Quando svanirai? Quando il mio occhio troverà la luce?” e alcune voci misteriose rispondono: “Presto, o giovane, o mai più”.

Da questo momento Tamino è pronto per iniziare la ricerca della Luce e della Verità.

Se in quel momento eravamo ancora all’inizio dell’ “opera”, ora ci stiamo avviando alla conclusione e il processo di introspezione/purificazione /trasformazione arriva al culmine.

E’ evidente in questo contesto il potere della musica; sono forti i richiami alle figure di Orfeo e Dioniso (potere primigenio della musica) e la tensione che eleva alle virtù delle Muse e di Apollo.

Il libretto dell’opera ha avuto giudizi discordanti, in gran parte critici, ma entusiastici da parte dei Fratelli Schiller e Goethe, che ne intuivano il vero significato. Lo stesso dicasi per la trama che prevede una lettura su diversi livelli. E’ da rilevare che il protagonista maschile, nell’esprimere i suoi sentimenti, identifica Pamina e il suo sentimento per lei come la sapienza iniziatica e il suo raggiungimento, usandoli l’una per l’altro, con apparenti contraddizioni superabili in senso simbolico.

. . .

(In merito all’ambientazione dell’opera, l’Egitto è sempre stato un riferimento culturale, spirituale e magico-iniziatico per la Grecia, la Roma imperiale e per il Rinascimento europeo, dopo la riscoperta dell’Ermetismo. Il richiamo all’ambiente egiziano era particolarmente forte nella Massoneria tedesca della seconda metà del Settecento, che si rifaceva ad una tradizione

iniziatica antichissima e con riferimenti epliciti al monoteismo egiziano, alla religione mosaica e ai relativi misteri. Questa tendenza era alternativa al Rosacrocianesimo e al Templarismo che

ispiravano parte della Massoneria europea e che nell’ambiente tedesco potevano sembrare troppo vicini al Cattolicesimo romano e al messaggio gesuitico, molto forte in quell’epoca, prima dell’abolizione della Compagnia di Gesù.)

 

S:. M:.

 

20 Febbraio 2020 e. v.

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