IL PASSAGGIO

Non siamo noi stessi, fratelli liberi muratori, un eterno passaggio? Forse non passiamo affatto. Noi siamo trasmutazione, noi siamo trasformazione e cambiamento, Noi siamo il passaggio!

inserito il 19 04 2018, nella categoria Alchimia, Astrologia, Esoterismo, Iniziazione, Simbolismo, Tavole dei Fratelli

PASSAGGIO 8 (albedo)

Tavola del fr:. E:. R:.

Cari Fratelli, vi ringrazio innanzitutto per l’opportunità che mi avete concesso e spero che questa tavola possa essere un piccolo mattoncino sia per Voi che per me.

Ho voluto concentrarmi sull’argomento del passaggio perché l’ho ritenuto molto intimo ed introspettivo.

Il passaggio, ovverosia passare da una parte ad un’altra reca in se qualcosa di magico. Tutti e tutte le cose si trasformano, si trasmutano e passano da uno stato ad un altro, da una condizione ad un’altra, da un luogo ad un altro. Il viaggio chiamato vita è un continuo passaggio. Un eterno movimento ciclico.

Come passare attraverso le colonne e passare quindi da uno stato di incoscienza rispetto a quanto vi è di più e imparare a conoscere. Insomma, il passaggio caratterizza ogni cosa. Niente rimane saldo al primario stato e tale situazione, in continuo divenire verso il perfezionamento interiore, è cosa tipica del massone.

Per questa tavola ho deciso innanzitutto di trattare e riflettere sul passaggio in chiave esoterica, ripescando nei ricordi di qualche anno fa.. il Gabinetto di Riflessione e quella strana scritta, quell’acrostico che ancora non mi era ben chiaro: V.I.T.R.I.O.L.

PASSAGGIO 1

Visita interiorae terre, rectificando, invenies Occultum Lapidem. Si tratta di un invito rivolto al fratello libero muratore: addentrarsi  e far visita all’interno della terra e, rettificando, si troverà la pietra nascosta. Ma questa pietra nascosta è solo l’inizio del nostro lavoro, della nostra ricerca; la base di partenza del lavoro massonico a gloria e onore del Grande Architetto per il compimento della Grande Opera. Invero, una volta trovata, dovrà essere sgrezzata da infinite e cicliche visite interiori così da tendere alla Sua minore imperfezione, alla nostra minore imperfezione. In tale circostanza alchemica ed esoterica il passaggio introspettivo nelle profondità delle terre in noi nascoste è sinonimo di “passare come trasformazione” e, una volta rectificato, la trasformazione stessa diventa passaggio.

La volontà di passare e procedere verso la visita interiore deve essere inteso quale comportamento dinamico. E’ necessario essere pronti al cambiamento e quindi essere pronti a passare da uno stato di incoscienza ad uno stato di coscienza e ciò è determinante per il raggiungimento del fine preposto, ovverosia il miglioramento del proprio animus.

Riprendendo il concetto di trasformazione e passaggio da mera materia a materia cosciente, appare opportuno trattare la natura di passaggio in chiave astrologica: il passaggio che si riflette e si riconosce nel segno dell’ariete.

PASSAGGIO 4 (ariete)

L’ariete, ed in particolare il 21 marzo, riflettono il vero senso del passaggio. L’ inizio della primavera. L’equinozio di primavera. In passato tale momento veniva considerato il rinnovamento dell’anno, determinava il primo passo verso la vita

È quindi quel momento in cui la semplice materia diventa materia cosciente. L’ariete, segno di vita e speranza è il seme cosciente di una natura ancora imperfetta (ma volta al miglioramento). Anche nella tradizione egizia il segno dell’ariete aveva una grande importanza perché ricondotto ad Ammon-Ra ossia il dio dalle corna di ariete. Tale figura identifica il Fuoco sacro che trionfa e vivifica quanto interrotto dall’inverno. Pertanto il simbolo dell’ariete è vita e l’equinozio di primavera segna il passaggio temerario  da uno stato ad un altro.

Oscar Wirth ebbe a definire l’ariete un segno di Fuoco, in considerazione del sole primaverile che provoca lo scioglimento delle nevi. Il sole è esaltato in questo segno, dove il Fuoco-Luce manifesta una spontaneità giovanile ed eroica, che inaugura il nuovo processo annuale. È un irradiamento di vita ed intelligenza con una voglia impetuosa di avanzamento ma che, per il suo essere giovanile alle volte pecca di continuità. Ed è proprio per questo motivo che il passaggio da inverno a primavera, identificato con il 21esimo giorno del mese di marzo non può di certo essere considerato una mera barriera divisoria, ma deve essere considerato quale una fase di transizione che permette la trasformazione ed il passaggio di ciò che era in ciò che sarà. Segna la trasformazione del sapere incosciente in sapere cosciente. La materia prende atto di quello che è e, spinta da una forza dinamica volta alla rettitudine e al miglioramento, si perfeziona.

Ma questo ciclico momento si ripresenterà ancora ed ancora. È il viaggio che compie il sole sul cerchio ecclittico. Il cerchio ecclittico del fratello massone non si riconosce però nel medesimo che appartiene al moto del sole, e quindi nelle stagioni, ma in ogni esperienza che vive quotidianamente e che determina un passaggio da conoscenza sterile a conoscenza come atto di fioritura intellettuale posto in essere sulla via della rettitudine.

La via della rettitudine, e quindi il perfezionamento del proprio animus è pero segnato da un ulteriore passaggio, ovvero sia quel passaggio coscienzioso dell’abbandono dei metalli. Perché solo dopo aver abbandonato quanto si ha di superfluo e di vizioso si può pretendere di procedere verso sentieri più puri. L’abbandonare il metallo è di certo una prerogativa del massone ed è senz altro riconducibile alla Carta n. XIV dei tarocchi. La temperanza è angelo della vita universale – vestito con un abito rosso, mantello azzurro foderato di verde – che abbraccia due brocche una contenente un fluido argento ed una un fluido oro in continuo travaso, in perpetuo scambio.

PASSAGGIO 5 (taroicchi).pg

Si ha quindi un’elevazione intellettuale e conoscitiva che permette al fluido, in continuo divenire, di scorrere da una brocca argentea ad una dorata: un moto che permea l’argenteo e lo eleva all’oro. Tale incessante travaso potrebbe essere interpretato, a mio avviso, come un incessante percorso costituito da incessanti trasmutazioni volte al perfezionamento. Ma tale operazione si rappresenta nella sua perpetuità, come è perpetuo e infinito il cammino verso la perfezione.

Dal punto di vista alchemico migliorare, purificare e innalzare sono rappresentate dai 3 o 4 passaggi di stato: NIGREDO, ALBEDO e RUBEDO.

Nigredo o Opera al Nero, è la fase di distruzione o putrefazione, nella quale l’alchimista distrugge tutti gli elementi viventi disgregati e dannosi nei suoi corpi sottili (mentale e psichico). Disgregando il suo IO interiore lascia al passato i metalli simbolo di debolezza dell’anima e del vizio.

A tale abbandono dovrà però conseguire l’accettazione di questo stato attraverso la coscienziosa purificazione, attraverso la successiva fase denominata albedo. Albedo o Opera al Bianco  deriva dal termine latino albus che significa bianco. Il termine infatti è utilizzato ancor oggi per indicare la proprietà riflettente della luce degli elementi materiali. Mentre nella Nigredo vengono distrutti tutti gli elementi disgregati in un’unica sostanza, nell’Albedo tale materia viene purificata.

PASSAGGIO 7

Nella simbologia alchemica il piombo della Nigredo durante l’Albedo diviene argento, questo ad indicare che le sostanze formanti il corpo mentale e psichico, attraverso la purificazione iniziano a vibrare ad una frequenza più elevata. Inizia quindi un processo di integrità, passaggio obbligatorio per accedere all’ultima fase chiamata Rubedo ( forse l’angelo della vita, travasando il fluido di esperienza intellettuale, rappresenta proprio questo: il passaggio da albedo ad rubedo).

Rubedo o Opera al Rosso, è la fase della spiritualizzazione della materia, è il compimento finale delle trasmutazioni chimiche, che culminano con la realizzazione della pietra filosofale e la conversione dei metalli vili in oro. È il momento però ove l’uomo dotato di ragione, esperienza e purezza ritroverà i dubbi che lo porteranno a ricominciare il processo di elaborazione e trasformazione. Ed è proprio questo il punto cruciale. Arrivare al fuoco della saggezza per comprendere cosa ancora c’è da fare, per poi ricomincianre da capo il processo trasmutativo dell’idea  e abbandono dei metalli. Perché solo in posizione sopra elevata e con il dubbio che ci pervade noi potremo percepire il vizio e scavare, a ragione, quelle oscure e profonde prigioni.

Del resto, questo susseguirsi di eventi trasformatori e modificatori dello status quo ante sono riscontrabili anche nei 4 passaggi alchemici di lavorazione e perfezionamento dell’anima.

Tenuto conto dell’attività trasportatrice dell’acqua quale elemento alchemico a stretto contatto con la terra, la stessa (l’anima) viene indirizzata e compiuta sulla terra mediante un processo di elaborazione e lavoro intellettuale definito esperienza. Questa esperienza però necessita di un affinamento e – per il tramite dell’aria, quale mezzo di trasporto – viene trasportata dall’acqua verso il infiammante perfezionamento del fuoco. Il fuoco è, d’altro canto, simbolo della sapienza, dell’elevazione: è il sole che illumina il cammino, la luce da seguire che non può prescindere, e soprattutto, non può esistere senza l’esperienza, quale presa di coscienza mediante il passaggio nella terra.

Solo in tal senso il fratello libero muratore potrà contribuire al compimento della grande opera secondo le regole tracciate dal grande architetto.

Sarebbe pretenzioso dire di poter arrivare alla perfezione mediante il compimento di questo ciclo. La perfezione, a mio avviso, potrebbe anche essere riconosciuta in ogni mattoncino appoggiato per la costruzione del proprio tempo interiore. Per il miglioramento del proprio io. Il proprio io utile e fondamentale per la contribuzione al bene dell’umanità. Elevarsi per compiere. E compiere per elevare.

PASSAGGIO 9

In conclusione, il passaggio inteso come tale, è sinonimo di trasformazione, trasmutazione di qualcosa in qual cos’altro senza però perdere di vista quello che vi era prima. Quello che si è ora è grazie all’esperienza. Pertanto, il fratello libero muratore, uomo dotato di ragione, potrà e dovrà affrontare gli innumerevoli passaggi con un’assidua operazione dinamica di perfezionamento tendendo una mano al passato ed una al futuro. In tale maniera il passaggio non sarà più una barriera da superare, uno step, ma sarà semplicemente un insieme di esperienze migliorative: trasformazione e trasmutazione saranno un unicum per la costruzione del tempio interiore. Il fine del lavoro architettonico del fratello massone deve tendere all’edificazione del proprio tempio interiore, mattone dopo mattone e solo dopo aver preso coscienza dell’imperfezione ed averla con razionalità accettata potrà, liberandosi di ciò che è più metallico, cercare una nuova forma.

Questa ricerca non è tuttavia sempre migliorativa, posto che abbandonando determinate condizioni un uomo potrebbe non apprezzare quello che è diventato. Ma proprio per tale ragione il passaggio, come ricerca, deve essere fatto attivamente, e ad una ricerca ne dovrà conseguire un’altra ed un’altra ancora. Anche in tale occasione si può evincere il moto ininterrotto della via del perfezionamento in continua trasformazione che permette, secondo volontà, l’emersione di volta in volta dal VITRIOL.

A conclusione di tutto mi pongo però un interrogativo: essendoci determinati il nostro percorso, essendo tutti noi in grado di discernere ciò che è oro e ciò che è vile, non siamo forse noi stessi un eterno passaggio? Forse noi non passiamo. Noi siamo trasmutazione, noi siamo trasformazione e cambiamento, Noi siamo il passaggio.

Ho detto
E:. R:.

 

19 Aprile 2018 e.v.

 


1 Comment for this entry

  • alba latella

    Non è vero: il processo alchemico non serve a migliorare l’io ma a raggiungere la parte divina in noi (sé superiore) e fare in modo che corpo emotivo e corpo mentale si mettano a suo servizio.
    La massoneria non è certo al servizio del sè superiore

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