LOGICA MATEMATICA E PENSIERO ALCHEMICO

Dalle più antiche tradizioni a Wittgenstein. Tanti aspetti specifici dell’alchimia e delle modalità di azione degli alchimisti appaiono incredibilmente affini ai più moderni risvolti della ricerca filosofica matematica. Ma anche della Massoneria, quando un rituale di passaggio dice che si deve unire alla Forza della ragione, la Bellezza dell’intuizione.

inserito il 07 03 2018, nella categoria Alchimia, Filosofia, Scienza, Tavole dei Fratelli

Logica matematica

Tavola del fr:. S:. M:. (g.c. della R:. L:. Sol Invictus 1472 all’Oriente di Bondeno).

 Ludwig Wittgenstein (1889-1951) conclude il Tractatus logicus philosophicus con la frase “Intorno a ciò che non si può dire, si deve tacere” (“Wovon Man Nicht Sprechen Kann, Daruber muss man Schweigen”).

La prima parte della frase è imperniata sulle parole dire e può.

 Dire” è fondamentalmente un esprimere qualcosa con parole, a voce o scritte.

Sappiamo che la parola pronunciata viene prima di quella scritta e che fino all’epoca alessandrina non esisteva la lettura mentale (e neppure la preghiera silenziosa).

Può” evidenzia che non sussiste riguardo al dire una interdizione di qualsiasi natura, né divina né in qualche modo di un’entità superiore all’uomo, ma che non è possibile per ragioni che non vengono immediatamente dichiarate.

Nella seconda parte della frase, al può si sostituisce un deve, necessitante e cogente, rivolto al tacere che è più un non dire in base alle parole, che osservare un silenzio di meditazione e ascolto.

witttgestein

Wittgenstein all’inizio del XX Secolo dà un contributo fondamentale alla presa di coscienza della modernità matura delle tematiche della Logica (logicismo, logica matematica). Nata con Parmenide, sviluppata da Platone e Aristotele, continuata in età medievale, aveva comunque evidenziato paradossi già sollevati da Aristotele stesso e da Maurizio di Sassonia in età mediavale; paradossi non esasperati dai due filosofi per ragioni di opportunità, che avrebbero potuto mettere in crisi il Pensiero Occidentale.

Wittgenstein, assieme ad altri filosofi e matematici fra fine Ottocento e inizio Novecento giunge ad alcune conclusioni, di seguito così sintetizzabili:

  • Il linguaggio è in grado di entrare nel merito della propria sintassi (mettere insieme), ma non della propria semantica (i significati).
  • Esiste un numero maggiore di Verità che dimostrazioni delle medesime.

E’ un’attestazione dei limiti, portati alle estreme conseguenze, del linguaggio, della logica classica e del ragionamento dimostrativo (fine a sé stesso).

Non è quindi il ragionamento in sé e per sé ad essere difettoso, ma è il linguaggio che evidenzia i suoi limiti.

Ma la criticità può essere trasformata in opportunità; il limite può rivelare l’apertura di nuovi orizzonti.

Se “la cosa” non si può dire, né si può esprimere con parole pronunciate o scritte, “la cosa” si può comunque immaginare mentalmente, in maniera figurativa per mezzo del disegno, o si può fare, cioè mettere in pratica.

Questi aspetti sono evidenti anzi specifici dell’alchimia e delle modalità di azione degli alchimisti. Ma anche dei massoni, quando un rituale di passaggio dice che si deve unire alla Forza della ragione, la Bellezza dell’intuizione.

E con il concetto di immaginazione andiamo direttamente al pensiero di Jungh ed al recupero dell’alchimia all’interno delle modalità di analisi del profondo.

Pensiamo al Liber Motus (rieditato recentemente dalla stessa Loggia Sol Invictus – ndr), pensiemo ai tanti libri di alchimia dove il testo è quasi insignificante rispetto alle immagini, al massimo significanti e significative.

alchimia

Vorrei ricordare che l’alchimia ha alla base il pensiero ermetico, inquadrato su un’impostazione neoplatonica con recuperi della filosofia stoica.

I principi ermetici dell’Uno il Tutto e della Dualità Complementare erano chiaramente in disaccordo con l’Aristotelismo  del Principio di Identità, così come del Principio di Non Contraddizione e del Terzo Escluso.

La base aristotelica della Filosofia Scolastica e del successivo pensiero scientifico in ottica Cartesiana ponevano l’ermetismo e l’alchimia al di fuori della tradizione dominante nel pensiero e nella filosofia occidentali e di fatto al di fuori dall’ambito accademico delle Università medievali.

La valorizzazione di una modalità (o allo stesso tempo, di più modalità) di pensiero “altro” rispetto a quello ufficiale e scolastico, apriva allora, ma ancora oggi apre, un orizzonte di pensiero alternativo che valorizza quindi la dualità complementare non oppositiva, il simbolo e l’immaginazione (attiva, in senso junghiano).

Non dimentichiamo che l’Uomo, da una certa epoca in avanti, ha cominciato ad immaginare durante una certa fase del sonno, oltre che durante la fase di veglia.

Pensare e ragionale per immagini è una modalità particolare e specifica, poiché è in grado di combinare le due differenti tipologie del conscio e dell’inconscio e delle relative dinamiche di espressione nell’uomo. Espressione che ne rende possibile la definizione, il riconoscimento, dandogli adeguato senso.

Si acquisisce il valore dell’intuizione, che non deriva dall’esperienza sensoriale né dal concatenamento logico del ragionamento. E’ un livello di conoscenza alta e altra, che può aprire scenari nuovi o meglio portare a livelli superiori di conoscenza rispetto al reale, tra il simbolico e l’immaginabile.

In questo senso Wittgenstein individua un possibile indirizzo di interpretazione del quale risultano centrali la natura esperienziale della ricerca e la sua incomunicabilità nei termini del linguaggio (questa uscita dalla razionalità scientifica o meglio, la non possibilità di ricondurla nei termini di cui sopra, ha delegittimato alcune pratiche coeve all’alchimia, quali le correnti mistiche e la profezia).

Quando si affronta l’alchimia e si parla di linguaggio dell’alchimia o nell’alchimia, si apprezza la frase di  Wittgenstein citata in premessa (Intorno a ciò che non si può dire, si deve tacere), frase che penetra i temi del Segreto e di dire l’indicibile, ed esplicita la vicinanza con tematiche esoteriche e mistiche con le quali l’alchimia ha condiviso momenti storici imprescindibili.

Per concretizzare ed attualizzare le riflessioni di cui sopra, voglio evidenziare che la direzione del processo che sta alla base dell’alchimia, e non solo di questa, è bidirezionale.

Se quindi l’immaginazione e la rappresentazione grafica costituiscono la modalità di espressione possibile di un contenuto psicologico a valenza complessa all’interno del soggetto, il processo può essere valutato secondo una diversa direzione dall’esterno all’interno del soggetto.

Quest’ultima è una modalità più comune nell’esperienza iniziatico-esoterica; è il confronto con il simbolo e con la realtà dei miti e allegorie velate dai simboli, che ispirano chi ne venga in contatto (intenzionalmente).

pensiero iniziatico

Se non vogliamo ammettere una predisposizione iniziatica innata (una pre-iniziazione) come requisito già in possesso, dobbiamo riconoscere che in ogni caso lo studio, l’applicazione, il perseverare su una via che ti porta a mettere in discussione te stesso e le tue opinioni, siano comunque necessari.

A scanso di equivoci, l’impegno a cui si fa riferimento è il “percorrere incessantemente la via iniziatica tradizionale” citata nel rituale massonico di Iniziazione al grado di Apprendista.

Questa via iniziatica comincia appunto da Apprendista e continua anche procedendo ai gradi successivi ed oltre, all’interno della nostra Istituzione.

Il diverso senso dall’esterno all’interno del “fare” non è a sua volta dissimile da quanto evidenziato a proposito delle immagini o rappresentazioni. Il livello prima portato all’esterno di integrazione tra componenti del conscio e dell’inconscio si ritraduce all’interno della conquista-acquisizione-stabilizzazione di livelli progressivi e incrementanti di stato mentale e di auto-consapevolezza, che è possibile implementare.

Si tratta di possibilità e intenzionalità ad acquisire il livello che contraddistingue il Vero Iniziato.

Ho detto

S:. M:.

(M:.V:. della R:.L.. Sol Invictus 1476 all’Or:. di  Bondeno)

 

5 Febbraio 2018 e.v.

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ULTERIORI  RIFLESSIONI

parmenide

Parmenide dice che l’essere è, il non essere non è. I Sofisti poco dopo diranno che l’essere è perché è, il non essere non è perché non è.  Sembrerebbe che la risposta che l’Altissimo dà a Mosé nel roveto ardente alla domanda “Ma tu chi sei?”  nei termini di  Io sono colui che è,  venga direttamente dalla scuola dei Sofisti.

Platone e Aristotele rimangono fondamentalmente sulla linea di Parmenide, ampliando le tematiche metafisiche.

Sia il Neoplatonismo all’inizio dell’Era Volgare, sia il cristianesimo manterranno anch’essi l’assunto parmenideo.

In tale situazione l’essere viene a coincidere con la  verità  e quest’ultima, nel Criztianesimo, con Dio. Lo studio di qeusta rilevante tematica si esprime in termini di ontologia (studio dell’essere) e di gnoseologia (studio della conoscenza).

Cartesio

Cartesio nel ‘600, pur con molta sofferenza perché capiva la portata della propria opinione, afferma cogito ergo sum: è la prima volta dopo quasi duemila anni di filosofia che si pone un criterio di esistenza all’essere (il campo di esistenza dell’essere è il dubbio).

Dopo la svolta di Cartesio tutti i filosofi si scatenarono a porre criteri all’essere: gli Empiristi della scuola inglese, Spinoza, Leibniz…Il Fr. Kant porrà come criterio la Ragione. E tutti questi filosofi non rinunciano comunque alla metafisica. Husserl a cavallo tra 8’800 e ‘900 sostituisce all’essere i fenomeni e Heidegger subordina l’essere al tempo (siamo già nell’epoca della relatività in campo fisico).

Consideriamo inoltre che a partire dal ‘600, la filosofia sviluppa l’Estetica in senso moderno come scienza del Bello e dell’Arte. Nei fatti l’Assoluto viene suddiviso in livelli e il particolare e il soggettivo assumono la rilevanza del generale e dell’oggettivo.

Se quindi fino a Cartesio essere e verità  coincidevano, dopo non è stato più così. Le conseguenze sono rilevanti, non solo in campo filosofico ma anche sul versante socio-economico e politico.

Va in crisi buona parte del pensiero filosofico laico e ancora di più quello religioso (Leone XIII a fine ‘800 auspicava che gli studi filosofici delle Università italiane fossero incentrati sulla Scolastica e su Tommaso d’Aquino).

Dopo Cartesio si modifica inevitabilmente il concetto di coscienza.Se la coscienza  riguarda se stessi, il mondo esterno e il rapporto tra i due, dopo Cartesio la questione diventa molto delicata: infatti crollano certezze da lungo tempo acquisite e che di fatto costituivano presupposti consolidati per ogni branca del sapere. Non vale più l’ipse dixit  Scolastico, quai tutto può essere messo in dubbio o valutato sperimentalmente.

La coscienza deve affrontare verità che possono essere multiple o multiformi, deve appoggiarsi sull’esperienza che può derivare sì dallo sviluppo concatenato del ragionamento ma che deve rivalutare altri tipi di esperienza che vanno oltre la logica pura.

La coscienza, acquisita la capacità critica, diventa conoscenza vera, anche se ritengo che tra le due entità esista un profondo feed-back.

La coscienza, così rinnovata, assume una valenza etica superiore per l’uomo moderno.

Questo processo ritengo sia una delle basi della Massoneria moderna, nata all’inizio del 1700. Sono emblematici della Massoneria moderna il sincretismo simbolico dei propri templi, l’ammettere uomini di stato sociale e religione diversi. Si dà valore alla diversità culurale, alla varietà delle opinioni, al confronto tra Fratelli; la multivalenza culturale e ideologica diventano valori condivisi e che danno alla Massoneria una forza di esplorazione negli ambiti del sapere e contestualmente di creazione di una nuova coscienza civile.

Un altro aspetto basilare e originale della Massoneria, è quello di essere una forza della Modernità che comunque non rigetta alcuni valori tradizionali. Esperienza fantastica, unica e irripetibile, che ha fatto della Massoneria l’Istituzione simbolo della Modernità, ma che costituiva una spinta propulsiva forte, anche nel cosiddetto Post-Moderno (a partire dagli anni Sessanta del ‘900) e nell’epoca attuale delle fake-news, del virale e della Post-Verità.

Postmoderno

Tutto questo anche perché la validità del Simbolico non è mai venuta meno, al limite si è aggiornata e ampliata progressivamente.

La previsione degli anni Ottanta-Novanta, all’inizio dell’Era Informatica e poi della Rete, del venir meno della scrittura si è rivelata infondata. L’uso della scrittura è ad oggi pesino aumentato, ma con modifiche rispetto a prima; ma la scrittura, a livello di PC, ha comunque mantenuto una componnte simbolica, significativa ma diversa rispetto all’epica precedente. Ad esmpio, l’assenza della pagina materiale, losviluppo vberticale del testo in linguaggio informatico, l’ipertesto…

Di questo bisogna rendersi conto e farsi una ragione.

Il confronto con i simboli è una modalità comune nell’esperienza iniziatica-esoterica, ma deve confrontarsi con il fattore tempo.

Piaget

Già negli anni Trenta del secolo scorso, Piaget, nei confronti di Freud, evidenziava la modifica del significato simbolico del “Volo”, dopo l’invenzione dell’aereo che rendeva possibile e alla portata di tutti un sogno ancestrale dell’uomo (il punto di vista antropologica è diverso da quello psicanalitico).

Le scoperte della fisica del ‘900, della genetica e delle neuroscienze in tempi più recenti, inevitabilmente possono portare a modificare l’approccio ad alcuni simboli.

Se per alcuni è una perdita (si può anche far finta di non vedere) per altri è un arricchimento. Non si può restare passivi e inerti se si vuole interagire con i Simboli o che i Simboli stessi interagiscano con noi.

Un rischio possibile, in caso contrario, è quello di continuare nel 2018 a confrontarsi con fecondazioni spirituali, discese dell’anima attraverso i sette cieli, un mondo lunare e un mondo sovralunare, non come metafore o allegorie, ma come realtà.

Altro rischio, quando non si maneggia adeguatamente il Simbolo, è di meravigliarsi che il linguaggio, verbale o scritto, sia necessariamente una funzione simbolica, creando problemi di significato che possono essere superati solo con una vera consapevolezza , frutto di un lavoro su se stessi e il mondo esterno.

A meno che…non si voglia ammettere una predisposizione iniziatica innata. Predisposizione come principio evoluzionistico del Divino, un Iniziatore Sovrumano, un’entità consapevole di sé, Creatore e Iniziatore in modo selettivo (con quale criterio? A chi?…sicuramente a pochi!) che abbia insegnato modi o ritualità per trascendere.

Ma dov’è l’Uomo? Se si toglie l’Iniziatore Sovrumano, cadono l’impalcatura e il ragionamento.

S:. M:.

19 Marzo 2018 e.v.

 

 


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