INTRODUZIONE ALL’ALCHIMIA

Migliorare, purificare, innalzare, questi sono termini comuni al percorso alchemico ed a quello massonico, sono obiettivi cui l'iniziato deve tendere in un duplice ambito, interiore ed esteriore. Essi sono strettamente legati da un lato ai concetti di morte, putrefazione, scioglimento, disgregazione, dall'altro agli opposti concetti di resurrezione, fortificazione, accrescimento, sintesi, secondo un percorso di iniziazione.

inserito il 27 06 2011, nella categoria Alchimia, Tavole dei Fratelli

Tavola dei fratelli E:. C:.  e  S:. V:.

Il dubbio iniziale…

E:. –  Caro S:., la tavola che ci accingiamo a scolpire mi sembra molto stimolante e insieme molto complicata. Alchimia si lega a tutto, astrologia, cabala, scienza e in particolare chimica, religioni, filosofia, medicina, arte. E’ un percorso che presenta moltissime analogie con lo stesso percorso massonico. Come posso scolpire il tutto, non essere prolisso, non essere vago, non essere superficiale, come dare un taglio significativo e che consenta ai nostri f. di iniziare con noi un percorso così importante?

S.: – Caro E:., la difficoltà di questa tavola sta nella dimensione dell’argomento: io partirei dai primi elementi dell’alchimia, i primi simboli ed il loro significato, dai quali può iniziare ogni ricerca. Il cerchio, la croce, il triangolo, il quadrato, i significati che vengono loro attribuiti per ciò che essi comunicano all’iniziato che li incontra nel proprio percorso. Essi fanno tutti parte di un insieme armonico, che può essere il punto di partenza per i nostri studi.

εν τo παν 

Iniziare un percorso alchemico, così come iniziare il cammino massonico, presuppone la volontà cosciente di pervenire ad un miglioramento in primis interiore, che possa poi rendere migliore il nostro contributo esternamente.

Migliorare, purificare, innalzare, questi sono termini comuni al percorso alchemico ed a quello massonico, sono obiettivi cui l’iniziato deve tendere in un duplice ambito, interiore ed esteriore. Essi sono strettamente legati da un lato ai concetti di morte, putrefazione, scioglimento, disgregazione, dall’altro agli opposti concetti di resurrezione, fortificazione, accrescimento, sintesi, secondo un percorso di iniziazione che è reso più chiaro e consapevole dal momento che l’iniziato prenda coscienza interiore di ciò che i simboli incontrati lungo tale percorso intendono significargli.

Oswald Wirth nel suo “Il Simbolismo Ermetico“, ha perfettamente rappresentato tale percorso, che riteniamo qui di evidenziare: “Dovremo calarci in noi stessi, in fondo al pozzo simbolico, dove si nasconde pudica nella sua nudità la casta divinità del pensatore. Tuttavia, l’immedesimazione in se stessi è soltanto un esercizio transitorio, non un fine. Una volta penetrati in se stessi, bisogna uscirne, per innalzarsi (ad una spiritualità superiore) al di sopra delle cose, per tornare ad esse, pronti ad apprezzarle per quel che valgono (il significato che hanno all’interno della Grande Opera). La realtà volgare delle apparenze è la raccolta d’immagini che sollecita la perspicacia dell’Iniziato. Per lui ogni cosa è geroglifico. La vita lo fa agire come attore dello spettacolo da lei messo in scena. Ora, egli si interessa alla rappresentazione e vuole coglierne il senso. Iniziarsi a quel che si recita per recitar meglio, da artista fedele alle intenzioni dell’autore dell’opera.

Entrare a far parte della Grande Opera, partecipare alla sua costruzione, anche se in parte infinitesimale, ma apportare un contributo, per il miglioramento proprio e dell’edificazione stessa della Grande opera, avvicinando la nostra energia, il nostro vivo intelletto, la nostra Luce interiore, alla Grande Luce, all’infinita e costante energia del Grande Architetto, per la gloria nostra e Sua. Questo è il fine degli architettonici lavori massonici e del percorso ermetico dell’iniziato-alchimista.

Ma veniamo ora al primo studio dei simboli-base dell’alchimia e del significato stesso del termine alchimia; il taglio che daremo, a rischio di apparire banali e superficiali, sarà una asettica descrizione affiancata ad un tentativo, speriamo appropriato, di correlazione schematica, in modo tale da fornire non un’interpretazione, un indirizzo, una personalizzazione, ma semplicemente un tavolo di lavoro, uno strumento, un’oggettiva analisi di base, che poi ciascun F:. potrà utilizzare e delineare a seconda del percorso da lui scelto.

ALCHIMIA: tale termine viene fatto derivare dagli studiosi dall’arabo al-kimiyah, al-kimiyà o al-khimiyah (الكيمياء o الخيميا ), vocabolo composto dell’articolo al- e della parola kimiyà che significa pietra filosofale e che a sua volta, sembrerebbe discendere dal termine greco khymeia(χυμεία), che significa fondere, colare insieme, saldare (da khumatos, che è stato colato, lingotto); il termine alchimia trova anche un interessante collegamento coi vocaboli Al Kemi, (l’arte egizia) e kim-iya, termine cinese che significa succo per fare l’oro. L’etimologia del termine alchimia descrive già di per sé quel processo, sia interiore sia esteriore, che si ritrova poi nelle diverse manifestazioni del lavoro nell’officina, dei processi della natura, della guarigione medica, della purificazione dello spirito verso la salvezza. Tale processo in alchimia si svolge attraverso tre fasi fondamentali: 1) la Nigredo(simboleggiata dal Corvo) o opera al nero in cui la materia (come lo spirito) si dissolve, putrefacendosi;  2) l’Albedo (l’Aquila) o opera al bianco in cui la materia (come lo spirito) si purifica, sublimandosi;  3) la Rubedo (la Fenice, che incarna il principio del “nulla si crea e nulla si distrugge”, tema centrale della speculazione alchemica) o opera al rosso in cui la materia (come lo spirito) si ricompone, fissandosi e dando luogo a quella coniunctio oppositorum caratteristica della Grande Opera, ciò che il F:. Giorgio Valentini nella sua bellissima tavola sull’alchimia definisce come “il Magisterio del REBIS”, e cioè “una nuova dimensione dove la CORPOREITA’ viene trasfusa nella Natura dell’Anima identificandosi quasi nella ANIMA stessa”. E non possiamo esimerci a conclusione di tale esame dal rilevare quante analogie ci siano tra tale processo e l’ideale del V.I.T.R.I.O.L. Massonico!

Definito anche come punto matematico è simboleggiato dal Ouroboros e rappresenta il numero Uno. In alchimia il cerchio bianco è l’allume (alun = uno), principe dei Sali, dei minerali e dei metalli, la sostanza primordiale; ma la sostanza primordiale da cui tutto prende forma e vita è simboleggiata anche dal cerchio nero, che evoca il nero Caos dell’origine dell’universo, allorquando questa divinità oscura (nella cultura babilonese il Dio nero primordiale Apsu, nella cultura egizia Osiride, in quella greca Urano, in cosmogonia proprio il Caos), che rappresenta l’elemento maschile generatore del tutto, si unisce all’elemento femminile (il corrispettivo delle divinità Tiamath, Iside, Rea) simboleggiata dal cerchio bianco che è il vuoto ricettacolo del Caos primordiale dal quale esse stessa ha tratto origine al fine unico di generare la vita. La sintesi di questi due cerchi dà origine secondo la dottrina alchemica all’acqua fangosa e salata da cui si plasmerà infatti ogni forma di vita; da qui l’idea del Sole che irradia ogni cosa (Rà), la cui luce però per essere percepita deve essere riflessa dal chiarore lunare, e solo allora potrà colpire illuminando tutti gli elementi dando loro vita e forma; nonché l’idea dello stagno calmo dal quale promanano vibrazioni continue a seguito del moto generato dalla pietra calatasi al suo centro. L’unione di questi due cerchi, di queste due forze, di queste due luci, rappresenta nella mitologia greca anche la figura dell’Androgino, elemento nel quale coesistono il maschile ed il femminile, generando un essere di straordinaria potenza, perfezione e felice di per se solo.

Nei metalli il cerchio bianco è il simbolo dell’Oro, perenne, immutabile, costante, come il Sole, mentre il cerchio incompleto rappresentato dalle Lune è il simbolo dell’Argento, altrettanto nobile come elemento, ma mutevole, cangiante, facile ad alterarsi e perciò anche ad offuscarsi. Nel rapporto tra questi due moti, tra queste due luci, vi è la sintesi animatrice di tutte le cose, che dai due opposti congiunti trae l’equilibrio di tutta la creazione; nell’unione tra Sole e Luna v’è la composizione tra l’elemento maschile – principio attivo fecondante e l’elemento femminile – principio attivo fecondato (lo Yang e lo Yin, la Spiritualità e l’Oggettività, le colonne massoniche Jakin e Bohas).

La croce rappresenta il numero Due, la sintesi e l’unione delle coppie di Uno. Essa è formata, infatti da due braccia, uno orizzontale passivo unito (o meglio attraversato) dall’altro verticale attivo nel punto perfettamente centrale; questo simbolo, la cui forza vitale e vivificatrice colpisce con straordinaria potenza il suo osservatore, rimanda all’elemento della fecondazione, dell’idea feconda, dell’intelligenza ricettiva. Simboleggia Dio che feconda la Natura, o anche l’Energia che feconda l’Organismo; la potenza di questo simbolo è una potenza rasserenatrice, dà forza, infonde energia, favorisce il miglioramento, proprio perché ci trasmette l’idea di un’unione perfetta, ormai indissolubile ed immutabile, che fa da sprone a tutte le cose. Infatti in alchimia quando la croce si trova al di sotto di un simbolo sta a significare un lavoro o un processo da compiere, un energia che sta invadendo il simbolo per trasformarlo, sublimarlo (vedi gli importantissimi simboli del Mercurio e dello Zolfo); quando invece la croce (+) si trova al di sopra di un simbolo significa lavoro o processo compiuto, ed infatti l’energia della Croce sormonta definitivamente il simbolo che viene quindi a rappresentare un elemento, un percorso, una forza già perfettamente compiuta.

Di seguito le importanti combinazione tra il Cerchio (sotto le sue varie forme) e la Croce (o le sue singole braccia).

Il Sale marino o Sale dei Filosofi proviene dallo sdoppiamento dell’Allume (da Uno a Due), realizzato iconograficamente attraverso l’inserzione del diametro orizzontale che attraversa il Cerchio (ed altro non è se non il braccio orizzontale della croce). Questo simbolo ha l’energia della quiete femminile del braccio orizzontale della croce, che si inserisce nell’Allume, già infinitamente saggio; rappresenta, pertanto, la Saggezza statica, la calma, la contemplazione, ed infatti il Sale è tutto ciò che dal Caos primordiale prende forma statica, corporeità. In alchimia è il principio stabilizzatore, la Sostanza cristallizzata dalla quale si genera tutto, grazie alle forze modificatrici dello Zolfo e del Mercurio che agiscono all’interno ed all’esterno di esso; nell’infinitamente piccolo interiore sta l’infinitamente grande esteriore, la sua stessa scintilla, la sua stessa forza, la sua stessa Luce creatrice primordiale che agisce pertanto sia dall’interno sia dall’esterno su tutti i corpi (che il vero maestro alchimista, così come il vero maestro massone riesce a ridurre all’equilibrio perfetto).

Anche il Salnitro proviene dallo sdoppiamento dell’Allume, ma realizzato in questo caso attraverso l’inserzione del diametro verticale che attraversa il cerchio (ed altro non è se non il braccio verticale della croce). Questo simbolo ha un’energia completamente diversa che è quella maschile dominatrice, una forza energetica che sconvolge l’Allume, rivoluziona la Sua saggezza infinita; è quindi un’energia che penetra fino in fondo la Materia (ma anche allo Spirito), esplode. Nella cultura occidentale si specchia nella metaforica rivolta di Lucifero, nella cultura orientale si intreccia all’onirico turbamento del Nirvana da parte di Para-Brahma. In entrambi questi simboli alchemici si rintraccia un inizio di trasformazione, di vita, di lavoro (che sia interiore od esteriore) che coinvolge ogni cosa, animandola di energia (energia quieta e cristallizzante o dinamica e sconvolgente). Ed il rapporto tra questi due simboli, SaleSalnitro, trova una corrispondenza perfetta nel rapporto tra i massonici livella-filo a piombo, emblemi dei diversi stati di calma, raccoglimento serenità da un lato ed irrequietezza, approfondimento, penetrazione dall’altro. Se sovrapposti, poi, Sale e Salnitro danno un cerchio con la croce perfettamente inserita al suo interno.

Questo è il simbolo alchemico del Verderame, che rappresenta, anche grazie alla forza evocativa del suo colore, la vita manifestata, la vegetazione, la Natura fecondata, l’ovulo.


Nel simbolo dell’Antimonio, l’Allume fa da supporto alla croce infinita (secondo quanto detto prima ci troviamo quindi di fronte ad un elemento in cui l’energia ha già compiuto il proprio percorso); esso rappresenta il fluido animato che purifica l’Oro filosofico, tanto quanto scientificamente fa con l’Oro volgare. Per gli alchimisti questo elemento aveva poteri magici, era un antidoto contro tutti i veleni (conteneva tutte le virtù), aveva in sé la capacità di guarire, di curare tutte le cose, modificandole dall’esterno.  Altro non rappresenta se non l’Anima celeste, intellettuale e spiritualizzante insieme, che tende ad innalzarci liberandoci dall’opacità della materia (contrapposta all’Anima istintiva, simboleggiata dal Rame).


Nel simbolo del Rame la croce si trova sotto l’Allume (elemento quindi in cui l’energia deve compiere il proprio percorso); esso rappresenta l’anima istintiva, nei suoi connotati tipici di attrazione, sessualità, tendenza all’adagiarsi nell’assaporare i piaceri della vita, amare la vita così com’è, evitandone i conflitti e ricercandone il significato primordiale (è associato alla figura della dea Venere). La calma, l’inazione, la pigrizia, l’opacità non devono trarre in inganno; ci troviamo di fronte ad un’energia, che però spinge potentemente l’uomo con una forza centripeta, attraendone l’anima verso la materia ed i piaceri che questa offre (i metalli massonici). A sua volta, il Rame si contrappone al Ferro.


Nel simbolo del Ferro dall’Allume parte un’energia incontrollata, con una forte tensione ad espandersi di slancio, a dominare tutto ciò che incontra, anche distruggendolo; esso rappresenta l’anima sensitiva nel suo connotato tipico di forza che spinge al superamento dei confini, di tendenza a dominare la vita e plasmarla, di energia in continuo movimento che scava incessantemente a rischio di consumare sé stessa (è associato alla figura del dio Marte). A differenza di Venere, il Dio Marte insegna a spendere ogni energia fino a consumarsi, a sconvolgere la vita; ma l’uno senza l’altro perirebbe (Marte consumerebbe il suo slancio e Venere sarebbe condannata alla perenne inazione).

Nel simbolo dello Stagno l’elemento femminile lunare, sensibile, volubile, cangiante, è situato sul braccio orizzontale della Croce; esso rappresenta l’aria che dà la vita (il soffio di Dio), lo sviluppo, la crescita, il cambiamento, la giovinezza, la vita stessa. E’ la forza generatrice, materna, che spinge l’uomo ad evolversi, a trovare i germi del proprio sviluppo, fisico ed intellettivo, e a portarli verso un compimento; è una guida leggera (come lo Stagno è metallo leggero) che lascia all’uomo libertà nel proprio percorso di sviluppo (è associato alla figura di Giove, ma possiamo ritrovare analogie anche al Dio delle religioni monoteiste). Giove insegna a coltivare il proprio sé, ma ammonisce gli esseri a svilupparsi secondo gli schemi propri della Natura, non intaccandone i principi (che sono gli stessi del soffio vitale interno agli esseri), pena l’eterna instabilità. Lo Stagno si contrappone al Piombo, in cui il percorso di crescita è già compiuto (la croce è passata sopra).

Nel simbolo del Piombo l’elemento femminile lunare è sovrastato dal braccio verticale della Croce; esso rappresenta a forza di gravità che attira verso la profondità, la trasformazione effettuata, lo sviluppo completato, la disgregazione il declino, la tomba, la morte. E’ l’energia che spinge gli esseri ad una trasformazione sofferta, pesante (il Piombo è il metallo pesante per eccellenza), che può disorientare (dove termina l’abisso verso cui tende quest’inarrestabile energia?), spinge alla mortificazione, non alla morte; cercando di sintetizzare chiaramente un punto molto complicato della speculazione alchemica, potremmo dire che il simbolo del Piombo evoca una morte teologicamente orientata alla nuova vita (è associato al dio oscuro Saturno – “Primo regnat Saturnus in nigredine”), un passaggio, però reso oscuro dal fatto che il percorso ci è rivelato da Saturno solo a tratti: in tanti testi alchemici Saturno è individuato come il Guardiano della Soglia, come a voler indicare uno sbarramento prima di accedere ad un superiore stadio di conoscenza. E quale sbarramento più difficile da superare se non la morte?

Nel simbolo del Mercurio è presente il simbolo di Venere sormontato dalla luna, a simboleggiare l’energia in potenza, l’anima istintiva che attende di sprigionarsi, si evolve, fuoriesce dalla sua quiete inerte contemplativa per entrare in contatto con la Materia, con tutte le cose, e dare ad esse vita modificandole per sempre, pervadendole. E’ l’agente universale della Natura, il messaggero degli dei (associato al dio Mercurio), l’elemento indispensabile a tutte le cose affinché queste manifestino la loro intima esistenza. Ma analizzando il simbolo del Mercurio sotto un’altra luce, si ricava il simbolo del Sale, precisamente il Sale Alkali (o sormontato dalla luna), la materia prima dei Saggi, idoneo ed in attesa passiva di subire ogni trasformazione, che viene pervaso dalla croce, e cioè fecondato con un’energia vitale che consente la realizzazione di ogni sua potenzialità latente. In entrambe le interpretazioni il Mercurio rappresenta un elemento trasformatore di tutti i metalli, congiunzione tra tutti i pianeti, gli elementi, gli dei, il cui fine è modificare, non essere modificato, consentire il raggiungimento di una forma, la maturazione di un pensiero; esso resta inalterato, neutro, androgino come l’Allume universale. E’ forse troppo ardito pensare al Mercurio come il fervente spirito Massonico che pervade il Profano e lo spinge a bussare alle porte del Tempio, ad entrare nel Gabinetto di Riflessione, a subire le Purificazioni all’insegna dell’ideale ritrovamento della Pietra Filosofale che consente di conseguire l’Onniscienza, individuare la Panacea e trasmutare i metalli in Oro? Per quanto attiene al rapporto tra questo simbolo (che Wirth indica come “il più importante simbolo alchemico”) e quelli del Sale e dello Zolfo, si rimanda ad un successivo punto della tavola, approfonditamente scolpito dal f.: Simone, a seguito dell’analisi del terzo importantissimo elemento del Triangolo.

Il quadrato rappresenta il numero Quattro e simboleggia il Quaternario degli Elementi, stabilizzati nella materia concreta. In Alchimia il quadrato è la Pietra Cubica, perfettamente composta e lavorata, interamente percepibile attraverso i sensi, che le riconoscono una perfezione naturale; simboleggia quindi anche l’uomo perfettamente equilibrato, padrone di sé e delle proprie spinte emotive interiori (che riesce a bilanciare con le energie esteriori che lo invadono). E’ naturale l’associazione al Compagno massonico, all’apice della propria operatività, quella operatività che lo ha condotto a terminare la sprezzatura della pietra e che ora gli apre la strada per diventare Maestro. Il percorso massonico ApprendistaCompagnoMaestro è simboleggiato dal percorso che porta dal Tartaro (il quadrato imperfetto, allungato, ovvero il rettangolo) alla Pietra cubica (limata e sgrezzata attraverso il fecondo incessante lavoro compiuto dal Compagno) ed infine al raggiungimento della Pietra Filosofale (rinvenuta al termine del suo percorso dal Maestro).


Per seguire il simbolismo alchemico, rileviamo che il quadrato resta uguale, come uguale è la sostanza di cui sono fatte le cose, ciò che cambia è di nuovo la posizione della croce, che ritroviamo sotto al quadrato quando spinge il profano a morire nel Gabinetto di Riflessione per risorgere Apprendista massone ed iniziare il proprio percorso di ricerca verso la vera Luce; ritroviamo poi la croce integrata nello stesso quadrato, allorquando il braccio orizzontale e quello verticale traslano e si chiudono nella forma geometricamente perfetta del quadrato (che è anche unione di due Squadre sovrapposte!), ad indicare un energia che pervade lo spirito del Compagno massone alla costante lavorazione della Pietra grezza (miglioramento interiore); infine, ritroviamo la croce dominare il quadrato nel simbolo della Pietra Filosofale, che rappresenta il culmine del percorso del Maestro massone, in cui la Materia è solo il minimo indispensabile supporto dello Spirito, poiché ha avuto termine il corrispettivo percorso di sublimazione, purificazione, salvezza, redenzione, resurrezione, miglioramento, attraverso l’energia della croce.

Ritrovata la Pietra Filosofale, il Saggio comprende il mistero della vita, vede l’equilibrio dei contrasti, partecipa del disegno del Grande Architetto, trova l’origine del tutto in ogni cosa rintracciando nell’infinitamente piccolo l’infinitamente grande, riuscendo a distinguere l’inizio e la fine dell’Ouroboros, catturando e percependo le infinite sfaccettature della Luce.

Le pratiche alchemiche

Le pratiche alchemiche, carissimi FF:., non sono un tentativo di modificare il corso della natura; la trasformazione del metallo grezzo in oro non deve essere visto come un elemento distorsivo del fluire “Naturale” delle cose. Secondo gli alchimisti ogni elemento animato o inanimato ha un preciso percorso vitale, è proprio rispettando e seguendo questo percorso che l’alchimista imposta i propri ermetici lavori.

Come accennato precedentemente dal fratello Carpeggiani, il pensiero alchemico, come del resto quello massonico, si basa sui concetti di Morte Putrefazione e Resurrezione. (SOLVET ET COAGULA)

Nella acrostico V.I.T.R.I.O.L., presente dentro il gabinetto di riflessione, possiamo trovare tutte e tre queste fasi chiaramente spiegate:

V.I.T. (Visita Interiora Terrae) esprime il concetto di morte, dove l’uomo, materia prima o pietra grezza, deve agire sulla parte più pesante che lo imprigiona (che noi massoni individuiamo come metalli). Indagando instancabilmente nelle pieghe più profonde del suo Sé, egli opererà, seguendo esattamente il procedimento dell’Alchimista, la separazione del puro dal misto. La morte diventa il primo passo verso il principio di separazione tra anima (Zolfo) e la materia (Sale) e solo attraverso questo procedimento l’iniziato potrà comprendere esattamente la propria natura nel palcoscenico della vita. (per questa ragione solamente sale e zolfo sono presenti all’interno del gabinetto di riflessione)

Giovanni 12,24: “in verità in verità vi dico se un chicco di grano gettato nella terra non muore esso rimarrà solo; ma se muore porterà molto frutto.”

Ma ci sono alcune precisazioni importanti da farsi sul concetto di morte: esso non è sempre uguale, esistono due tipi di morte secondo gli alchimisti:

1)    LA MORTE NATURALE: processo irreversibile, definibile come preordinata da Dio.

2)    MORTE ARTIFICIALE: dove un essere biologico viene ucciso o un metallo ridotto ai suoi elementi costitutivi (mortificazione)

E’ proprio sul concetto di morte artificiale che l’alchimista struttura il proprio lavoro:

Questi potrà elaborare la materia solamente a condizione che in essa sia ancora presente il balsamo vitale (zolfo).

Paracelso afferma che “le cose mortificate non sono morte, ma sono costrette a restare nello stato di morte, possono quindi essere ritrasformate, resuscitate e rivivificate dall’uomo, secondo le leggi e sull’esempio della natura”.E’ solo sul  concetto di morte artificiale che l’alchimista può lavorare, questo perché tutti gli elementi sono ancora presenti: lo zolfo (balsamo vitale) brucia, è solamente il sale che nella sua accezione corporeo/strutturale non permette alla vita di manifestarsi. Ed è proprio per questa ragione che l’alchimista agendo sull’interazione del sale e dello zolfo potrà riportare i due elementi ad un connubio funzionante, cosa che non sarà possibile fare nel concetto di morte naturale, dove i due elementi vengono separati in maniera definitiva, tornando a far parte del caos.

Il secondo passaggio che avviene dopo la morte è il decomporsi degli elementi.

La struttura della materia in questa fase perde l’equilibrio vitale, quel bilanciamento tra elementi che permette al sale di essere vivificato dallo zolfo. Gli elementi in questo processo si respingeranno, quello che era struttura e vita diventerà un’accozzaglia inanimata di particelle. Nell’acrostico V:.I:.T:.R:.I:.O:.L:. Il concetto di putrefazione è concetto dalla lettera R:.  Rectificando: dopo la discesa nel profondo della terra (sepoltura o mortificazione) inizia la fase del  crogiolo. Qui la pietra grezza subirà un secondo intervento, ad opera dell’acqua essa verrà disciolta, distrutta e divisa in tutti i suoi componenti costitutivi. Questa fase è pienamente espressa nell’ iniziazione dove il recipiendario incontra la sua morte artificiale o mortificazione, quella morte imposta che gli permetterà di vedere ciò che lo compone per incominciare il cammino verso una spiritualità più elevata. Egli rinuncia alla propria precedente vita per analizzarla, capirne la composizione e gli obiettivi. Tutto questo è riservato all’iniziando al fine di fargli intraprendere un percorso di purificazione essenziale alla ricerca di un nuovo e più puro equilibrio.

La terza ed ultima fase espressa dalle lettere I:.O:.L:. (invenies occultum lapidem) “trovare la pietra nascosta”  è l’opera di purificazione successiva alla putrefazione: gli elementi sono stati disciolti, essi sono puri, privi delle impurità responsabili delle disarmonie umane; si raggiungono livelli perfetti di separazione, gli elementi sono isolati, Zolfo, Sale e Mercurio, si trovano nella loro essenza e sono pronti per essere ricomposti.

Sale: parte corporale => l’aspetto fisico percepito dai nostri sensi, misurabile con i razionali sistemi di misura come peso, estensione e densità

 

Zolfo: parte animica => Struttura molecolare o atomica tipica dell’elemento impalpabile e impercettibile.

 

Mercurio: elemento spirituale => frequenze vibratorie del sé nella sua manifestazione.

É in questa fase che l’alchimista dovrà lavorare per creare un nuovo equilibrio; è il principio alchemico del Solvet et Coagula. Egli una volta liberatosi delle impurità dovrà ricostituire la vita secondo nuovi equilibri da lui scoperti, tornare nel mondo profano con una nuova struttura Psico/fisico/spirituale, vedere come essa si interfaccia con la vita, osservare le nuove impurità createsi dalla nuova interazione degli elementi e nei loro differenti equilibri.  Successivamente rinnovato nel suo sè dovrà tornare nel mondo profano, trasmettere tacitamente il suo lavoro interiore, per poi ripeter il processo di morte putrefazione e resurrezione fino al raggiungimento del perfetto equilibrio all’interno del palcoscenico della vita di tutti i giorni.

Per comprendere questo processo di purificazione alchemica, finalizzata ad un nuovo equilibrio vitale,  è necessario capire il modus operandi degli alchimisti; essi imitano esclusivamente la natura che tende a portare ciò che è imperfetto verso un livello di perfezione sempre maggiore, il perfezionamento consiste nella ricerca di un innalzamento verso la spiritualità, intesa come liberazione dalle scorie che caratterizzano la materia bassa per innalzarsi verso le dimensioni spirituali proprie delle cose create.

Le qualità alchemiche:

Gli alchimisti ellenici all’interno della loro filosofia naturale, fondano la teoria della natura sul pensiero di Aristotele, ritenendo che alla base del mondo materiale vi fosse una prima materia caotica, prodotto della fusione dei quattro elementi fondamentali: Fuoco, Aria, Acqua e Terra.

Secondo Aristotele, infatti, i quattro elementi si distinguono per alcune specifiche qualità primarie: il fluido, o umido, il secco, il caldo e il freddo. Ciascun elemento possiede solo due qualità primarie, mentre le altre due qualità assenti rappresentano i loro contrari ai quali non possono essere accoppiati. Ne deriva che le quattro possibili combinazioni delle qualità appaiate sono:

Caldo e secco (Fuoco); caldo e umido (Aria); freddo e umido (Acqua); freddo e secco (Terra). In ciascun elemento una qualità predomina sull’altra (nella Terra il secco, nell’Acqua il freddo, nell’Aria il fluido e nel Fuoco il caldo). La trasmutazione risulta quindi un’ovvia conseguenza di questa teoria, dato che ogni elemento può essere trasformato in un altro attraverso la qualità che hanno in comune. L’alchimista, all’interno del suo laboratorio, imita la natura, realizzando in piccolo ciò che la potenza creatrice ha prodotto nell’universo. Egli tende dunque a una conoscenza estesa dell’universo.

Gli elementi: (FUOCO, ARIA, ACQUA E TERRA)

Questi quattro elementi sono la sostanza che compone il Caos. La loro caratteristica è proprio quella di non essere stabili, possono scambiarsi l’uno con l’altro, la terra si trasforma in acqua, l’acqua si trasforma in aria e l’aria si può trasformare in fuoco. Non si tratta quindi di corpi semplici, ben separati gli uni dagli altri ma solamente in un’interazione dinamica tra essi.

Gli elementi possono agire sulla natura delle cose in due modi:

Interazione attiva: quando essi operano su qualcosa per modificarla

Interazione passiva: quando essi interagisco tra di loro cercando l’equilibrio

Fuoco e Aria, detti elementi superiori, sono più puri degli elementi inferiori Acqua e Terra.

Essi agiscono sugli elementi inferiori cercando di innalzarli e al tempo stesso gli elementi inferiori agiscono su quelli superiori cercando di abbassarli. Questo processo viene definito in alchimia come il Respiro del Mondo.

Michele Sendivogius dice: “ è per mezzo di questa attrazione e repulsione degli elementi che il mondo respira e vive, comunicando l’essere delle cose superiori a quelle inferiori e viceversa.”

Il simbolo ricorda la fiamma protesa verso l’alto. Nel tempio massonico questo simbolo è situato a oriente in corrispondenza del M:. V:.. Il fuoco costituisce uno dei segreti maggiori dell’alchimia, è il principio spirituale per eccellenza, caratterizzato da purezza e perfezione, è maschile ed ha la capacita di vivificare tutte le cose. Esso bruciando tende a  ridurre a perfezione ogni cosa, così come può distruggerla se non compensato e mitigato dagli altri elementi. 

Il fuoco è sia interiore alle cose che esteriore; nella terra, per esempio esso arde dall’interno e allo stesso tempo, grazie alla luce del sole, irradia l’esterno.
Questo elemento è definito supersottile, impalpabile, può essere visto come aria purissima o acqua superceleste entrambi elementi del cielo empireo che secondo la più antica tradizione alchemica era la dimora degli angeli

 

A un primo sguardo il simbolo dell’aria, ha le sembianze del fuoco bloccato nella sua ascesa, soffocato e spento dalla barra orizzontale. L’aria, fluttuando tra tutti gli elementi e trovandosi a contatto con quelli inferiori viene da questi contaminato. Per questa ragione il suo grado di  perfezione è inferiore rispetto a quello del fuoco.

Nel tempio massonico il simbolo risiede nella colonna del meridione. Questo elemento è di fondamentale importanza in quanto legame tra le cose superiori e quelle inferiori. L’aria è indispensabile alla vita di ogni cosa, è un veicolo attraverso il quale lo spirito dell’universo agisce. Una della azioni che solo questo elemento può compiere è di essere “veicolo” attraverso il quale l’acqua evaporando sale al cielo per poi ricadere e fecondare la terra.

Nel proseguire il nostro percorso conoscitivo l’elemento immediatamente inferiore all’Aria è l’Acqua. La sua rappresentazione simbolica è un triangolo equilatero con la punta rivolta verso il basso; questa figura sottolinea il moto dell’ elemento che scende verso la Terra.

Il simbolo ricorda la fiamma protesa verso l’alto. Nel tempio massonico questo simbolo è situato a oriente in corrispondenza del M:. V:.. Il fuoco costituisce uno dei segreti maggiori dell’alchimia, è il principio spirituale per eccellenza, caratterizzato da purezza e perfezione, è maschile ed ha la capacita di vivificare tutte le cose. Esso bruciando tende a  ridurre a perfezione ogni cosa, così come può distruggerla se non compensato e mitigato dagli altri elementi. 

Il fuoco è sia interiore alle cose che esteriore; nella terra, per esempio esso arde dall’interno e allo stesso tempo, grazie alla luce del sole, irradia l’esterno.

Questo elemento è definito supersottile, impalpabile, può essere visto come aria purissima o acqua superceleste entrambi elementi del cielo empireo che secondo la più antica tradizione alchemica era la dimora degli angeli.L’acqua rappresenta il principio vitale e di fecondazione per eccellenza, attraverso questo elemento avviene la rigenerazione alchemica; come detto precedentemente l’acqua è il solvente unico che permette la putrefazione, fase preparatoria a quella della rigenerazione della vita. Il compito più significativo dell’Acqua è quello del “messaggero”. Questo elemento è in grado di memorizzare le informazioni presenti nell’ambiente in cui si trova, conservarle e trasmetterle agli altri elementi, in particolare alla Terra.

Un aneddoto interessante da riportare su questo elemento risiede nella scoperta del virologo Jacques Benveniste che nel 1988 ha dimostrato come l’Acqua, prima a contatto con agenti patogeni poi depurata da essi, seppur pura, genera  ugualmente nelle cavie la stessa produzione di anticorpi.

Questo ruolo di messaggero è favorito dalla natura. Essa, tramite la continua respirazione di cui si accennava prima, permette all’Acqua di evaporare, salire al cielo, imprigionare gli influssi astrali e le energie sottili in esso contenute, per poi trasmetterle alla terra sottoforma di pioggia. In questo modo le informazioni celesti del Fuoco e dell’Aria possono venire portate dall’Acqua all’elemento Terra. Ugualmente, una volta assorbita dalla Terra, si impregna di ciò che la Terra produce, passando per minerali e metalli ne memorizza le virtù per poi portarle sotto forma di vapore al cielo, creando così lo scambio perpetuo tra dimensione superiore e inferiore.

L’ultimo elemento è la terra, che tra tutti è quello più basso e vile. Secondo il pensiero alchemico esso rappresenta il grembo femminile, indispensabile in natura per generare la vita. Il simbolo che lo rappresenta è un triangolo interrotto da una linea orizzontale, con la quale si indica un blocco nello scorrere dell’acqua causato dalla maggiore densità dell’elemento. Infatti come l’Acqua è in grado di trasportare informazioni, la Terra, per le sue caratteristiche di maggior fissità, può conservarle meglio e molto più a lungo di qualsiasi altro elemento. Per questa ragione la Terra ha il compito di trasferire le informazioni ricevute dall’Acqua alle infinite semenze che essa ha nel suo interno. Nella Terra, infatti, è stato posto il germe iniziale delle cose che nel suo grembo è stato portato a maturazione. L’essenza dei metalli, alchenicamente chiamato Mercurio vivo, trova all’interno del ricettacolo sotterraneo il suo divenire. Può maturare fino alla perfezione trasmutando in Oro, oppure, ostacolato da influssi vari può trasformarsi in un metallo meno nobile.

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Con questo lavoro abbiamo illustrato i primi rudimenti di alchimia.

Poiché non si fa niente con niente, il punto di partenza dell’opera massonica è la scoperta e la scelta dell’oggetto. La materia da impiegare, dicono gli alchimisti, è molto comune e la si può trovare dovunque; basta saperla individuare ed in questo consiste la difficoltà.

Abbiamo detto

E:. C:.

S:. V:.

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5 Comments for this entry

  • de gregorio donatella

    mi sono chiesta cosa cambi se un cammino alchemico e’ compiuto individualmente o altrimenti massonicamente, in seno ad una loggia. il mio desiderio di essere massona e’ grande ed ancestrale, e’ intimo e profetico. ritengo che un cammino individuale tenda a crollare continuamente in un procedimento controiniziatico, per via della parziale indecodificabilita’ sociale dei risultati, fino allo spegnimento delle energie vitali, fino allo sfinimento del desiderio di edificazione che non puo’ che essere intersoggettivo . per questo la fede che lo sorregge deve fare continuo riferimento alla trascendenza e ad un dio non codificato per ricaricarsi e non lasciare spegnere il desiderio. sto bussando al tempio da molto tempo, e spero che, e credo che un giorno il templio mi si aprira’, pena, (perdonate questo pensiero, ) lo spegnimento o affievolimento della sua medesima luce, e così potro’ edificare nel mondo, sorretta da un lignaggio e da una fratria sacralizzata laicamente dal suo cammino. cordiali saluti. donatella de gregorio

  • comacchiese

    mah,dice la tradizione (e qui R.Guenon la fa da padrone)che vi sono cammini che possono essere percorsi da chi posiede la dignificazione iniziatica quindi non tutti a prescindere dal sesso dell’aspirante.Molti sono i chiamati,pochi gli eletti…
    Il sacerdozio cattolico,la via massonica,in passato la via cavalleresca(legata all’esercizio delle armi)non sembrano adeguate alla DONNA.
    Chissa perche’ in occidente le vie femminili sembrano essere precluse(salvo il martinismo,i kremmerziani.Vi sono ordini massonici “eretici”quali Il diritto Umano che vogliono ammetere lle donne ,ci sarebbe da chiedersi cosa combinano pero’ di fatto!lo dico senza ironia o tentativo di sminuire la legittima ricerca spirituale.
    Voglia Guenon con la sua teoria dei cicli cosmici che l’occidente che ha toccato il punto piu basso (il regno della quantita’….)dell’ambito spitituale,proprio da qui x l’inflessibile legge ciclica partire l’alba di una nuova era dove fratelli e sorelle procedano verso la ricerca e la realizzazione spirituale.INSIEME. buon san valentino angelo

    • Fiorenzo Selvitella

      Cara sorella, mi congratulo con te per il tuo spirito di ricerca e volontà, è bene però che tu tenga in debito conto che la donna è creata per l’uomo, lasciando da parte ovviamente tutti i diritti e doveri di reciproci rispetto e collaborazione, resta però fermo il punto, cioè che se desideri veramente entrare nel Tempio, non puoi farlo sola, devi essere iniziata e accompagnata da un’uomo, il quale avendo la tua piena disponibilità a seguirlo sulla Via dell’Assoluto, potrà, a Dio piacendo, entrare nel Tempio con te. A parte che l’uomo stesso ad un certo punto non potrà procedere se non guidato da un maestro. Inoltre, avere accanto un tale uomo, NON è cosa facile, quindi potresti in effetti optare per una scelta di gruppo e a proposito ti i faccio tantissimi auguri, Fiorenzo Selvitella.

  • Fiorenzo Selvitella

    Complimenti a voi per la bella descrizione, grazie e tantissimi auguri, Fiorenzo.

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