PROSELITISMO E TEGOLATURA

Chi vuole entrare al giorno d’oggi a far parte della Comunione, come si deve comportare? Senz’altro, fino a non molto tempo fa, doveva necessariamente prendere contatto con un massone, oggi, con l’avvento di Internet, si può anche “cliccare alle porte del Tempio”. Questo rende necessario un impegno ancora maggiore e più severo da parte dei Fratelli nel vagliare i cosiddetti “bussanti”. Un richiamo alle antiche regole della “tegolatura” è quindi più che mai opportuno. Anche per evitare che il proselitismo e la crescita della Massoneria si riducano ad un a mera questione di “quantità”, a scapito della “qualità” umana e spirituale che i nostri Templi dovrebbero continuare ad emanare.

inserito il 16 05 2011, nella categoria Esoterismo, Etica, Iniziazione, Proselitismo, Tavole dei Fratelli

Tavola del fr:. E:. B:. 

Il valore dell’uomo non sta nella verità

che qualcuno possiede o presume di possedere,

ma nella sincera fatica compiuta per raggiungerla.

Perché le forze che sole aumentano la perfettibilità umana,

non sono accresciute dal possesso,

ma dalla ricerca della verità.

Il possesso rende quieti, indolenti, superbi.

G. E. Lessing

 

 

LA PROCEDURA

Il M:.V:. una volta a conoscenza della richiesta di un bussante, senza rivelare il nome del fratello presentatore, dichiara la sua presa in considerazione, portandone la Loggia a conoscenza, nominando in secondo tempo una terna di fratelli detti “fratelli inquisitori” allo scopo di raccogliere il maggior numero possibile di notizie sull’aspirante onde poter compilare le tavole informative.

Ogni membro incaricato  dovrebbe ignorare il nome degli altri due.

I filoni principali d’indagine dei “fratelli inquisitori” dovrebbero riguardare:

  • lato morale: doveri verso se stesso, verso la famiglia, verso la patria;
  • lato culturale e religioso: preparazione culturale, conoscenze filosofiche, fede religiosa…
  • lato socio-politico: idee e convinzioni socio-politiche.

Ognuno dei tre fratelli farà pervenire la propria tavola informativa al M:.V:., il quale informerà la Loggia del loro contenuto, sottoponendo quest’ultime al giudizio dei fratelli .

***   °   ***

“non qualunque profano può diventare Massone

poiché si tratta di un dono naturale

 e non di creare dal nulla”

Arturo Reghini

La Massoneria, essendo un ordine iniziatico-esoterico, non prevede per la propria propagazione alcuna forma di reclutamento, bensì, per il proprio rinnovamento e la propria crescita, si affida ad un sistema di proselitismo selettivo, non evidente o palese, improntato su un’assoluta riservatezza.

Ma chi vuole entrare al giorno d’oggi a far parte della Comunione, come si deve comportare?

Senz’altro, fino a non molto tempo fa, doveva necessariamente prendere contatto con un massone, oggi, con l’avvento di Internet, si è aperta anche la via telematica.

In tutti i casi, chi aspira ad entrare attraverso opera di proselitismo o richiesta diretta o telematica, deve essere obbligatoriamente sottoposto ad un meticoloso e rigido controllo, affinché, per quanto possibile, venga evitata una valutazione superficiale, non ben ponderata o troppo affrettata.

Va da sé che, per chi fa richiesta telematica, in assenza di conoscenze personali dirette da parte di qualche fratello, attenzione e severità di giudizio devono essere improntate, ancor più, alla massima serietà, scrupolosità, assoluta responsabilità e tempistica adeguata.

Tralasciamo però il metodo “telematico” e prendiamo in considerazione solo quello della presentazione fatta da un fratello, il così detto “fratello presentatore”. A questi dovranno essere ben chiare le indispensabili e precise qualificazioni, non solo esteriori, ma soprattutto di tipo interiore, necessarie ad un profano che intenda entrare nella nostra comunione.

E’ quindi facilmente intuibile quali responsabilità gravino sul “fratello presentatore”, il quale non potrà  che essere un maestro. Infatti solo il raggiungimento e la completa realizzazione della maestria, dovrebbero fornire quella sensibilità tale da permettere una ricerca e quindi la comprensione dell’esistenza o meno, in un individuo, di quei valori necessari per essere una buona “pietra da sgrossare e levigare”.

E’ perciò chiaro che i fratelli apprendisti o compagni dovrebbero astenersi assolutamente dal praticare proselitismo, appunto per la loro ancora non adeguata conoscenza, limitandosi al massimo e con assoluta riservatezza ad effettuare eventuali segnalazioni al M:.V:..

Il proselitismo deve basarsi sulla qualità, attenendosi e verificando la presenza di determinati ed obbligatori valori morali e spirituali del bussante,  con la consapevolezza che la quantità non dovrà mai andare a scapito della qualità. Qualità che in Massoneria ha un senso ben preciso: deve essere intesa come “disponibilità dell’individuo a migliorarsi” e non come riferimento a posizione sociale, ruolo pubblico, rango, ecc. Essa, come purtroppo non è sempre stato fatto o si fa, dovrebbe essere esclusivamente riferita a sole specifiche connotazioni di tipo interiore e comportamentali. Le virtù e le caratteristiche che l’Istituzione ricerca non sono legate ai successi del mondo profano: è senz’altro più facile ritrovare bontà, gentilezza d’animo, comprensione, tolleranza in un uomo che non è mai giunto ai vertici delle cose profane, non avendo egli senz’altro mai cercato di prevaricare il suo prossimo o tentato di superarlo con la  prepotenza, la scorrettezza, se non con l’inganno o la disonestà. Spesso gli insegnamenti provenienti da persone più modeste o culturalmente inferiori si dimostrano umanamente più ricchi e più facilmente recepibili.

Calcoli ed opportunismi debbono essere banditi sia dal bussante che dalla Loggia così come leggerezza e superficialità nei giudizi e quindi nella scelta.

Le colonne del Tempio non devono essere invase profanandole, bensì devono essere arricchite ed ornate tenendo sempre presente che una sola pietra non adeguata od un mattone fuori posto renderanno la costruzione più debole e spesso instabile.

La Massoneria non è un club ove trovano posto i ricercatori di valori mondani, o coloro che inseguono prestigio, titoli, cariche, gradi, guadagni, favori, non è un trampolino di lancio verso il potere, né tanto meno può essere una camera di compensazione per fallimenti o delusioni della vita, mancanza di affetti o solitudine.

Essa, comunque, è aperta a tutti: al professionista ed all’artigiano, al borghese ed al proletario, al ricco ed al povero; in Loggia si riuniscono in perfetta uguaglianza persone estremamente diverse tra loro che portano esperienze di vita ed insegnamenti assolutamente differenti, essendo questa grande diversità uno dei punti essenziali, qualificanti e di forza dell’Istituzione che ha come scopo e sarà in grado di trasformare colui che seguirà la giusta via, in un uomo nuovo: il Massone.

Caratteristiche essenziali di un profano bussante, dovrebbero essere quelle di uomo di dubbio, curiosità intellettuale, inquietudine interiore, ma per poter aspirare ad oltrepassare le colonne del Tempio, deve soddisfare comunque, quelle condizioni minime e basilari di uomo libero e di buoni costumi, previste nelle Costituzioni di Anderson del 1723.

Naturalmente si deve ben comprendere che, dopo quasi tre secoli, il significato di queste condizioni minime ha subito una notevole trasformazione, per cui oggi i concetti di morale e libertà vanno senz’altro rivisti adeguandoli ai tempi.

Si può quindi affermare che per la Massoneria, la morale oggi va intesa sopratutto come onestà interiore, onestà d’animo, poiché la morale intesa in senso lato è difficilmente definibile (in uno scrittore o stilista accusa di plagio, infamante, comportamento sessuale ignominioso, quasi indifferente) e può essere fortemente mutevole sia nel tempo che nello spazio, così come libertà, a suo tempo intesa come libertà fisica, ora deve essere intesa come libertà intellettuale, spirituale; insomma se mi è concesso il paragone, un po’ come la Libera Muratoria trasformatasi a suo tempo da operativa (fisica) a speculativa (spirituale).

Vorrei a questo punto, riportare un brano di Amedeo De Giovanni in un convegno su “Massoneria e Tradizione esoterica”:  “… Nella definizione – piuttosto ardua, come sappiamo – di “massoneria”, l’esoterismo ed il metodo simbolico del suo insegnamento sembrano rivolti fondamentalmente, sin dall’origine dell’Istituzione moderna, verso la costruzione di un uomo “etico” in senso assoluto e “libero” in senso assoluto, libero anche verso se stesso ed i propri convincimenti, se così si può dire. Questa libertà completa e totale – da ogni dogmatismo, da ogni fideismo, ma anche da ogni innamoramento ideologico, che possa comunque spingere l’uomo ad una scelta di parte, all’immersione nel particolare, ed anche ad una contrapposizione di principio tra una ragione e un torto -, è una forma essenziale di anarchia dello spirito, che non è tuttavia qualunquismo intellettuale, ma distacco ragionato e coerente del contingente, essenziale per il riconoscimento ed il rispetto della sostanziale dignità delle idee di ciascun appartenente al consorzio umano, e pertanto è anche condizione essenziale per l’eticità dell’iniziato, costituisce nello stesso tempo la radice della sua tolleranza e la ragione della solidarietà.

Perciò, la nostra definizione del profano che bussa alla porta del tempio, è quella di uomo libero (nel senso assoluto di cui sopra) e di buoni costumi (cioè etico), un profano che in una parola è già massone per cui l’iniziazione altro non è che il riconoscimento.”

 

Ma le qualificazioni iniziatiche non possono fermarsi al “dogma andersoniano” poiché ne costituirebbe senz’altro una limitazione. Qualificazioni necessarie ed essenziali  sono pure la predisposizione e la disponibilità al cambiamento con la successiva consapevolezza della trasformazione raggiunta che dà il senso ed il valore del percorso effettuato e dei successi raggiunti. Naturalmente la Massoneria, pur offrendo tutti gli strumenti per farci diventare ciò che si è, non può influire più di tanto su colui che non è in grado di aprirsi totalmente, ne lo renderà suscettibile a magiche trasformazioni.

Per concludere, ritenendo personalmente che per un iniziato la trasformazione ancorché parziale, sia punto d’arrivo obbligatorio, vorrei ricordare il simbolico mito bruniano di Atteone in “Degli eroici furori”:

Atteone nella rappresentazione dell’uomo nel massimo sforzo della ricerca della natura (verità) “intento alla caccia della divina sapienza, all’apprension della beltà divina”, scatena “intelletto e voluntade” lungo un percorso non per tutti fattibile, nel quale si devono attraversare “luoghi inculti e solitarii, visitati e perlustrati da pochissimi, e però dove non son impresse l’orme de molti uomini” e “dopo aver visto Diana ignuda”, avendo contratto in sé questa bellezza, si vede trasformato nell’oggetto della sua ricerca,  in ciò che desiderava conoscere, venendo assalito dai suoi stessi pensieri, da quell’ intelletto e quella volontà che egli stesso aveva scatenati “quei cani che cercavano estra di sé il bene” che, rivoltandoglisi contro, lo catturano, facendone la loro preda, permettendogli così di realizzare che, ciò che egli  bramava, era già dentro lui, raggiungendo, in quel momento, il traguardo del processo conoscitivo.

TANS.\ E questa caccia per l’operazion della voluntade, per atto della quale lui si converte nell’oggetto.
CIC.\ Intendo, perché lo amore transforma e converte nella cosa amata.

TANS.\ ……… “Cossì Atteone con que’ pensieri, quei cani che cercavano estra di sé il bene, la sapienza, la beltade, la fiera boscareccia, ed in quel modo che giunse alla presenza di quella, rapito fuor di sé da tanta bellezza, dovenne preda, veddesi convertito in quel che cercava; e s’accorse che de gli suoi cani, de gli suoi pensieri egli medesimo venea ad essere la bramata preda, perché già avendola contratta in sé, non era necessario di cercare fuor di sé la divinità”. (Giordano Bruno “Degli eroici furori”, parte 1 dialogo 4).

E:. B:.

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6 Comments for this entry

  • P:.agoràs

    Sulle verità dogmatiche della Chiesa.
    Credo, che tutti i dogmi della chiesa: assunzione,… hanno fondamento su una forte premessa principale:
    se
    Dio esiste se è (com’è) onnipotente
    allora
    nulla Gli è impossibile (in quanto onnipotente)

  • P:.agoràs

    Credo, che il Fr:. postulante di un profano deve accertare nel iniziando quelle caratteristiche che lo distinguono, tra i profani, per essere spiccatamente massoniche, cioè chi entra nel Tempio deve essere massone pur non essendo.
    Dette qualità devono pre esistere : è pur non essendo.

  • P:.agoràs

    L’ateo come la pietra troppo dura non si può lavorare e spesso si scheggia.
    L’eccessiva religiosità che, avvolte, sconfina nella supestizione (il credulone) determina una pietra poco dura e friabile non adatta a costruire.

  • P:.agoràs

    Com’è conciliabile il libero persiero con i “land mark” – limiti- del reverendo Anderson?
    E’ chiaro che le donne devono cercare un loro percorso iniziatico.
    Le donne in loggia sono come l’olio nell’acqua che non si amalgamano o fondono ma rimangono in emulsione.

  • Profano

    Buonasera.
    Vorrei porvi una domanda che mi faccio da tempo, e a cui non ho ancora trovato una risposta soddisfacente: perché, secondo le costituzioni di Anderson e i regolamenti della maggior parte delle Obbedienze, agli atei non è concesso di entrare in Massoneria? Le qualità personali, etiche e morali richieste ad un massone non possono trovarsi tanto in un credente quanto in un ateo?

    • franco franceschi

      solidarietà, fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te, lealtà, obbedienza alle regole, libertà, uguaglianza fra diversi…..non sono qualità tipiche dell’ateo e nemmeno del fideista, ma dell’uomo libero, libero dunque anche di avere una propria fede religiosa, una propria idea politica, una propria volontà di affermazione senza però che queste arrechino danno ad altri e tollerando idee, fedi e carattere delle persone con cui s’interloquisce

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