FERRARA ERETICA

Questa tavola nasce dalla mia curiosità di saperne di più sulla mia città, il posto dove sono nato, dove vivo e dove lavoro. Ritengo che Ferrara sia bellissima e intrigante, apparentemente immobile come la gelida bruma autunnale, ma anche fervente di cultura, arte, istruzione. Una città di contrasti dunque e forse proprio da questi contrasti nasce il suo fascino metafisico.

inserito il 01 06 2016, nella categoria Architettura, Cattedrali, Religione, Tavole dei Fratelli

Eretici

Tavola del fr:. E:. D:.

Ferrara è dunque stata conosciuta come una città cristiano-cattolica. Fin dal medioevo difatti è appartenuta allo Stato Pontificio, che aveva come sua espressione secolare la famiglia Estense. In realtà, però, Ferrara è stata molto di più di un semplice feudo papale ed ha accolto per molto tempo numerosi gruppi eretici, tra i quali spiccavano i Catari.

Il pensiero cataro prevedeva che l’Uomo e la Donna costituissero l’Essere Umano, ponevano quindi sullo stesso piano entrambi i sessi, ed inoltre miravano alla perfezione tramite un lungo periodo di iniziazione, che partiva dalla comunicazione dello Spirito Santo, il Consulamentum, tramite l’imposizione delle mani.

Questo era uno dei pochi Sacramenti catari, tra i quali ricordiamo anche una sorta di confessione collettiva periodica.I Catari predicavano anche la povertà estrema e l’abbandono dei beni materiali.

Tutto ciò era ovviamente malvisto dalla Chiesa, che in quegli anni aveva una visione particolarmente negativa della donna, e che da sempre ha basato la sua forza sul danaro: con la povertà  la rinuncia dei beni materiali sarebbe stato impossibile riscuotere decime e donazioni.

Il cataro probabilmente più famoso di Ferrara è stato Ermanno Pungilupo (o Pongilupo, Punziluovo, a seconda dell’interpretazione). Era un  uomo in odore di santità, e per questo era stato sepolto nel duomo cittadino. I pellegrini che si recavano alla sua tomba si dice che riacquistassero la vista, che gli storpi riprendessero l’uso degli arti, e così via.

Purtroppo però Ermanno era di stirpe catara e si sposò con una donna catara; riuscì a salvarsi dall’Inquisizione solamente grazie all’abiura (fu imprigionato e torturato nell’anno 1254). Cominciò dunque ad essere un cattolico di facciata, mentre nel privato continuò a vivere come un catara e a professare questa eresia.

Ermanno morì nel 1269 e nonostante venisse sempre difeso dalla maggioranza del clero ferrarese, non riuscì a sfuggire ad un accanito processo post-mortem istruito da fra’ Aldobrandino, lo stesso inquisitore domenicano che l’aveva perseguitato in vita.

Il processo visse fasi alterne e giunse a conclusione solo nel 1301. La sentenza fu spietata: rogo! I resti di Ermanno vennero così esumati e dati alle fiamme.

Questa città illustra bene come il potere clericale in quegli anni oscuri abbia tentato in ogni modo di reprimere ogni deviazione dal pensiero dominante. Tutta l’umanità dovrebbe essere grata ad uomini e donne che per essere liberi di professare le proprie idee, sono stati perseguitati e afflitti da dolori e pene, giungendo talvolta fino alla morte.

Il mondo odierno purtroppo sta vivendo una fase di recrudescenza, in cui accade sempre più spesso che chi ha idee contrarie o anche solo differenti dal pensiero comune venga bollato come persona da evitare o da convertire. E’ una deriva molto pericolosa. Seguendo lo stesso ragionamento ci si potrebbe spingere fino a vietare la lettura di certi libri o proibire la partecipazione ad attività ritenute non consone dalla maggioranza; questo forse, non è lo stesso schema mentale della Santa Inquisizione?

Un altro aspetto che rende Ferrara una città eretica risiede nell’architettura e nell’urbanistica.

Il Duomo, capolavoro di arte gotico-romanica che fa di Ferrara il punto a Sud della Germania viste le sue caratteristiche, è un luogo denso si simboli, in particolar modo nei bassorilievi della facciata, ad opera (probabilmente) dello scultore Nicholaus, allievo di Wiligelmo.

Nicholaus si ispira ad una molteplicità di fonti: opere antiche, modelli bizantini e islamici.

Gli schemi geometrico-proporzionali adottati nel progetto originario del Duomo, rivelano inoltre la presenza di un contesto platonico-pitagorico entro cui si situa il programma iconografico del monumento.

Nicholaus, infatti, vuole rendere attuale, in scala ridotta nelle strutture e nelle proporzioni architettoniche tra le parti ed il tutto, un modello di cosmo intrinsecamente armonico, e con questa grandiosa operazione testimoniare l’immagine di Cristo.

Un numero ricorrente in facciata è difatti il 3, simbolo della Trinità: 3 sono le navate (evidenziate anche in facciata), 3 i rosoni ed i portali; per ogni navata vi sono 3 bifore al livello inferiore ed intermedio (2 + il protiro nella navata centrale – lo stesso protiro è a sua volto composto da 3 bifore). Allo stesso tempo però lo stesso autore inserisce in facciata simboli inquietanti: leoni alati r grifi, agnelli mistici, demoni, stelle di David e la misteriosa testa di Madonna Frara.

In particolare è presente il primo esempio in assoluto di demone antropofago: questa rappresentazione richiama in un certo qual senso il giudizio di Osiride egizio, dove un mostro inghiotte il cuore (anima) del Faraone che non ha saputo superare la prova della pesatura delle anime.

Un altro aspetto particolare sono le anomale colonnine situazione lateralmente, lungo la piazza del listone, realizzate dai maestri Comacini, famosi per lasciare messaggi nascosti nelle loro opere.

Eresia 2

La storia narra che una frase sia celata tre le fila delle colonnine. Probabilmente sostituendo una misteriosa lettera ad ogni colonnina,  si otterrebbe la soluzione dell’enigma; la parola misteriosa non è ancora nota. Le colonnine recano in se un simbolismo alchemico che pochi possono leggere chiaramente.

Interessante è anche la leggenda che si tramanda: in realtà le colonnine sarebbero state realizzate dritte, ordinate, perfettamente simmetriche; ma nella notte, il Diavolo, invidioso di tanta perfezione, volle tirare un bello scherzo e si divertì a plasmarle come creta, in  tante fogge irregolari, per rovinare la giornata di inaugurazione del Duomo che si sarebbe svolta il giorno seguente.

Inaspettatamente la gente, all’alba, fu sì sorpresa, ma positivamente, applaudendo gli scultori e complimentandosi per quel tocco di “soprannaturale” che erano riusciti a trasferire all’edificio. Il diavolo così se ne andò con la coda fra le gambe.

Cosa c’entrano dunque questi e tanti altri simboli esoterici (non citati per brevità) in un luogo cristiano? Sono forse stati lasciati da autori iniziati in una confraternita mistica o alchemica?

Questo non ci è dato saperlo, vista la distanza temporale che ci separa da loro. Ma si può certamente affermare che nel Duomo è presente un messaggio codificato, probabilmente con vari livelli di lettura. E’ possibile che gli autori abbiano cercato di inserire nella perfezione dell’architettura elementi discorsivi che creassero un forte contrasto all’interno dell’opera stessa.

Se la purezza delle linee ed il rigore geometrico sono sempre stati associati alla perfezione di Cristo, gli elementi discorsivi inseriti in questo contesto potrebbero rappresentare una sorta di ribellione al potere del clero, ed indicano che esistono anche altri sentieri percorribili, senza che qualcuno debba per forza indicarci la strada maestra. Come non pensare al Bene ed al Male che condividono lo stesso spazio, al bianco e nero del pavimento a scacchi delle logge?

E’ interessante notare come ogni simbolo presente nel tempio si possa collegare ad un qualche aspetto della vita profana, ma non è forse proprio questo il concetto di tempio?

Il Tempio è un mondo dentro il mondo, accessibile solo ad alcuni che hanno scelto di percorrere una via differente; è il luogo in  cui si nasce (o meglio, si rinasce) con il rituale di primo grado, dove poi si compie un percorso durante il secondo grado, ed infine si muore con il rituale del terzo grado.

E’ la ciclicità che rende il Tempio un posto unico, dove il tempo smette di seguire una retta e diventa circolare; è il tutto ed il niente assieme, il male ed il bene, il bianco ed il nero, la rubedo e l’albedo.

E’ un luogo denso di energia, scaturita da tutti questi contrasti, un’energia che deve essere necessariamente incanalata per evitare la sua forza distruttrice, come quando materia ed antimateria si incontrano.

E’ un luogo bellissimo, come lo è la nostra città, Ferrara.

Ho detto

E:. D:.

9 Giugno 2016 e.v.

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.

 

 


1 Comment for this entry

  • adriano burattin

    Grazie.

    Amo Ferrara dal giorno che l’ho conosciuta:
    – aristocratica, ma non supponente.
    – colta, ma non saccente.
    – allegra, ma non invadente.

    Un discorso a parte merita la sua Cattedrale: un sogno che valenti artisti hanno reso materia.
    Grazie per le tue note:

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