FERRARA E LA MASSONERIA
Molti ferraresi non sanno quanto intenso e ricco di episodi sia da sempre il rapporto fra la loro città e la Libera Muratoria.
inserito il 08 05 2011, nella categoria Ferrara Massonica
Attualmente sono tre le Logge estensi in attività, intitolate rispettivamente a “Gerolamo Savonarola” (la più “anziana”, fondata nel 1945), a “Giordano Bruno” (fondata nel 1973) ed a “Meuccio Ruini” (2006). Recentemente, nel 2010, si è aggiunta anche una loggia femminile, il Capitolo Osiride, delle “Stelle d’Oriente”.
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La rispettabile Loggia numero 852 all’Oriente di Ferrara, intitolata a “Giordano Bruno”, martire del libero pensiero, è la seconda, in ordine di anzianità fra le tre officine massoniche affiliate al Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, attualmente in attività in provincia di Ferrara.
La Loggia Giordano Bruno si sta avvicinando al compimento dei “suoi primi quarant’anni”: il suo battesimo ufficiale, risale infatti esattamente al 18 Marzo 1973.
Furono in otto, allora, i fratelli massoni ferraresi a sedersi per primi fra le colonne del suo tempio. Oggi sono quasi cinquanta (mentre complessivamente i massoni ferraresi sono circa un centinaio, più un piccolo gruppo di “sorelle” che hanno recentemente dato vita ad una nuova loggia femminile, denominata “Osiride”, delle Stelle d’Oriente, raccogliendo l’eredità di un analogo gruppo che si era formato in città negli anni Cinquanta-Sessanta, ed ancor prima, in tempi post risorgimentali, della Loggia Anita Garibaldi, appartenente ad un ordine femminile non riconosciuto dal Grande Oriente d’Italia).
La più antica loggia ferrarese, tuttora in attività, è invece intitolata a Girolamo Savonarola (che riprese il nome e riaccese la tradizione di un’altra prestigiosa loggia ferrarese, che si era “spenta” e dispersa durante l’ultima guerra). L’elevamento delle sue colonne risale al 30 Ottobre 1945.
Singolare, fors’anche più significativo dal punto di vista simbolico, il fatto che un rogo (quello che arse Giordano Bruno in Campo dei Fiori a Roma il 17 Febbraio 1600, e quello che arse nel 1498 Savonarola a Firenze) accomuni le due logge “storiche” della città estense.
La terza e più giovane loggia ferrarese è stata invece posta “a battesimo” il 30 Gennaio 2006 all’Oriente di Cento, nel nome di “Meuccio Riuni”, insigne massone emiliano che è stato fra i padri nobili della nostra Costituzione.
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Chi sono i massoni ferraresi?
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A questa domanda si può ancora incappare in un certo riserbo da parte dei suoi membri (anche se ormai il concetto di segretezza della vecchia massoneria è stato del tutto superato, e sono sempre più frequenti le manifestazioni ed i convegni in cui i “liberi muratori” si manifestano apertamente e pubblicamente; gli stessi massoni ferraresi non si nascondono affatto: alla porta del loro tempio, c’è una vistosa ed esplicita targhetta…).
Più semplice, comunque, è ottenere una risposta esauriente ad un altro quesito: cosa sono i massoni?
Ci viene detto che sono principalmente “cercatori” o meglio “esploratori” delle più antiche fonti del sapere e della spiritualità.
E’ del tutto falso che la Massoneria rifiuti ed osteggi la religione. E quella cattolica in particolare. Anzi, ad ogni “iniziato” è espressamente richiesto di avere un credo od un fondamento religioso.
Ciò che differenzia i massoni dai cattolici più osservanti è unicamente il fatto di sentire il forte bisogno di andare oltre ai dogmi e ricercare in antichi percorsi sapienziali ed iniziatici le radici più autentiche della propria fede.
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Qual è il rapporto fra Ferrara e la Massoneria?
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Probabilmente più intenso e significativo di quanto pensa la maggior parte dei cittadini di questa città e di questa provincia.
Ci sono evidenze del pensiero iniziatico ed esoterico a Ferrara fin dalle sue origini. Gli stessi costruttori del Duomo erano probabilmente iniziati ad una scuola pitogorica, e realizzarono il tempio sulla base della tetractis pitagorica, un’armonia geometrica legata al numero 10, lasciando la propria firma simbolica nelle gambe incrociate a forma di “X” (che nella numerazione romana significa appunto 10) di uno dei due talamoni del protiro.
In tempi più recenti, comunque anteriori all’istituzione dell’attuale Massoneria ( i cui statuti vennero codificati in Inghilterra nel 1717), tracce di simbologia esoterica si trovano anche nell’opera dei grandi pittori ferraresi, dal Cossa al Dosso Dossi, ed anche nei quadri dell’artista centese Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (un suo dipinto in particolare, denominato Et in Arcadia Ego) del XVI Secolo.
Non va infine dimenticato che nella sua antica università Ferrara ha ospitato molti grandi “iniziati” come ad esempio Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim detto Paracelsus o Paracelso (1493-1541), celebre alchimista, astrologo e medico svizzero, che proprio nella città estense si laureò in medicina.
Molti ferraresi di oggi si stupirebbero, inoltre, passeggiando per le vie della città, di constatare quante strade sono intitolate a personaggi della Massoneria: via Mazzini, via Garibaldi, ma anche via Carlo Mayr, via Bersaglieri del Po (la compagnia creata dal massone ferrarese Ercole Tancredi Trotti Mosti nel 1847), e tante altre.
Icona e martire del Risorgimento e della massoneria anche un grande centese, Ugo Bassi, frate barnabita e cappellano delle truppe garibaldine; catturato a Comacchio (probabilmente scambiato per lo stesso Garibaldi, per una certa somiglianza dovuta soprattutto all’identica foggia della barba) e fucilato a Bologna dagli austriaci nel 1849.
C’è chi dice che Ugo Bassi, avvisato per tempo dell’arrivo dei gendarmi, abbia voluto trattenersi egualmente proprio per avvantaggiare la fuga di Garibaldi; un estremo sacrificio per l’amicizia e la fratellanza che lo legava all’eroe, che a Comacchio trovò comunque anche altri preziosi aiuti da massoni del luogo per sottrarsi alla caccia delle truppe papaline e austriache; in particolare da parte del colonello comacchiese Nino Bonnet, figura fondamentale nell’organizzazione della cosiddetta “trafila garibaldina”, fratello di Gaetano Bonnet difensore della Repubblica Romana a Villa Corsini al fianco di Angelo Masini.
Altro sangue massone fu sparso in occasione del martirio di Succi, Malagutti e Parmeggiani, (un oste, un giovanissimo medico, un commerciante) fucilati dagli austriaci il 16 Marzo 1853.
Vari massoni ferraresi figurarono anche fra gli altri “congiurati” arrestati e condannati a pesanti pene di lavori forzati, in quella stessa occasione, dagli austriaci: De Lucca, Pareschi, Camillo Mazza, Vincenzo Barlaam, Gaetano Ungarelli (giovanissimo studente di legge che morì poi combattendo con Garibaldi in Sicilia) ed ancora Franchi Bononi, De Giuli, Battara…
Un massone ferrarese, Arnaldo Ferraguti, è stato il primo illustratore del libro Cuore, di Edmondo De Amicis, scelto dall’autore proprio per “fraterna amicizia”.
Molte anche le straordinarie donazioni, di ispirazione massonica, alla comunità.
Nel nome del massone Pico Cavalieri, eroe della prima guerra mondiale, morto nel Gennaio del 1917 precipitando con il suo dirigibile durante un volo di collaudo, la sua stessa famiglia donò alla città il grande palazzo di Corso Giovecca, a lungo destinato, come “Casa della Patria – Pico Cavalieri”, ad ospitare le sedi di varie Associazioni Combattentistiche e d’Arma.
Attualmente Palazzo Cavalieri è divenuto la prestigiosa sede dei Donatori di Sangue dell’Avis ferrarese.
Dalla stessa famiglia Cavalieri (che vide diversi suoi esponenti fra le logge massoniche) fu donato alla città anche il monumentale complesso di San Cristoforo dei Bastardini, o “Ca’ di Dio”, in via Bersaglieri del Po, attuale sede dell’Istituto d’Arte Dosso Dossi.
Una straordinaria donazione di 10.000 dollari (un’autentica fortuna per quei tempi) - nel nome del massone ferrarese Giulio Gatti Casazza, divenuto prestigioso direttore della Scala e del Metropolitan Theatre di New York – fu determinante nel 1935 per completare il restauro del Teatro Comunale di Ferrara, di cui era stato direttore.
Fino a pochi anni fa nel portico del Teatro Comunale c’era una lapide che ricordava la munifica donazione del (massone) ferrarese Gatti Casazza. Ma, non si sa perché, è stata recentemente rimossa.
Più fortuna ha avuto invece, in provincia, il ricordo di un altro grande musicista appartenuto alla massoneria: il tenore Giuseppe Borgatti, nato a Cento nel 1871, morto a Reno di Leggiuno nel 1950, al quale è tuttora intitolato il prestigioso Teatro Comunale di Cento.
La città del Guercino annovera fra le figure fondamentali della sua storia un altro grande massone, Giuseppe Borselli, patriota risorgimentale, gonfaloniere e sindaco di Cento nel momento del delicato passaggio della cittadina dallo Stato Pontificio al nuovo Regno d’Italia.
A Giuseppe Borselli si deve la fondazione della Cassa di Risparmio di Cento di cui fu a lungo presidente, distinguendosi anche nelle opere per l’infanzia e per l’istruzione, facendo dell’asilo Giordani di cui fu presidente (ed anche generoso finanziatore) un’istituzione all’avanguardia, per quei tempi, a livello nazionale ed europeo, per i servizi di cui era dotata.
Borselli divenne anche senatore del Regno. Fu un grande cultore e studioso di esoterismo, alchimia e spiritismo. Intrattenne, al riguardo, una doviziosa corrispondente con un altro politico politico centese, Francesco Borgatti, suo fraterno amico, che fu anche Ministro di Grazia e Giustizia.
Alla sua morte volle che i suoi beni, per altro davvero ingenti, fossero devoluti alla costruzione di un grande ospedale, a Bondeno, che porta ancora oggi il suo nome.
Un altro grande atto di generosità fu compiuto dall’insigne massone ferrarese, Max Ascoli, esponente del liberalismo ebraico locale, che aveva abbandonato Ferrara qualche anno prima della promulgazione delle Leggi Razziali, e che vi fece ritorno negli Cinquanta dopo aver fatto una cospicua fortuna negli Stati Uniti, divenendo uno dei più fidati e preziosi collaboratori del banchiere Rockfeller.
Max Ascoli e la sua famiglia finanziarono la costruzione di un intero padiglione dell’Arcispedale San Anna, dedicato alla cura di malattie della vista.
Anche la sede di una delle più prestigiose istituzioni culturali cattoliche, Casa Cini, può considerarsi indirettamente una donazione massonica.
Figlio di un farmacista ferrarese, il conte Vittorio Cini, pioniere dell’industria elettrica italiana, fu per molto tempo incline a donare la storica residenza di via Santo Stefano proprio alla Massoneria ferrarese, perché potesse utilizzarla come proprio tempio e sede di loggia.
Intensi contatti preliminari erano già stati tenuti fra esponenti della Loggia Savonarola di Ferrara, vicini al conte (contatti tenuti in particolare dall’ing. Gandini, che svolgeva allora mansioni di grande responsabilità all’interno della SADE, la società elettrica del conte Cini). Ma alla tragica morte del figlio Giorgio, avvenuta in un incidente aereo nel 1949, ed in seguito al dolore ed alla profonda crisi spirituale che ne seguì, lo stesso Conte Cini finì per destinare il prestigioso palazzo ai Gesuiti.
Naturalmente sono molte altre le azioni benefiche, intense e silenziose, che la massoneria ferrarese ha compiuto in tutti questi anni, con le risorse del cosiddetto “tronco della vedova” (ovvero la raccolta di oboli che viene compiuta ritualmente nelle logge), per soccorrere singoli casi umani e particolari situazioni di disagio e indigenza.
Personaggi della massoneria ferrarese hanno certamente inciso nella vita pubblica della città. Allora, come in parte oggi, frequentavano il tempio massonico personaggi di rilievo dell’economia (ai vertici di imprese, delle principali associazioni di categoria, e dei maggiori istituti di credito cittadini), delle istituzioni, dell’università, dei mestieri e delle professioni.
Si è molto vagheggiato anche sul ruolo “politico” della massoneria. Per il fatto che personaggi del regime fascista come Balbo e Rossoni abbiano fatto parte della Massoneria, o per le vicende delle più recenti deviazioni come quella di Gelli e della P2 (Gelli fra l’altro frequentò moltissimo Ferrara, anche durante la sua avventurosa latitanza, perché proprio nella nostra città viveva la sorella maggiore, alla quale era legatissimo), molti pensano alla Massoneria come ad un’entità oscura, reazionaria, elitariamente antidemocratica.
Niente di più lontano dalla realtà.
Basterebbe pensare che il primo Partito Socialista italiano ha tenuto la sua prima assise di fondazione nei locali aperti al pubblico di un’antica loggia massonica genovese.
Basterebbe pensare che la stessa Massoneria è stata ed è l’ispiratrice di tutte le lotte contro l’assolutismo (dalla rivoluzione francese a quella americana), ed al contrario è sempre stata osteggiata e perseguitata dai regimi totalitari, dal nazismo come dal comunismo, ed anche dal fascismo, durante il quale fu posta fuori legge e costretta a chiudere le proprie logge.
Basterebbe riflettere sul fatto che la stessa Massoneria ha ispirato le più democratiche costituzioni degli stati moderni, la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la nascita della Società delle Nazioni (divenuta poi l’Onu che conosciamo oggi), e moltissime associazioni filantropiche ed umanitarie.
Nonostante questo, sul capo della Massoneria pesa ancora la scomunica della Chiesa Cattolica ed una fortissima diffidenza politica soprattutto dalle forze della sinistra, per così dire “storica” (ex PCI e dintorni).
E pensare che proprio un massone, l’attore bolognese Gino Cervi, nei panni del sindaco Peppone eternamente in lotta (ma più spesso in combutta) con lo scomodo parroco Don Camillo-Fernandel, aveva saputo interpretare meglio di chiunque altro, in un’indimenticabile serie di film tratti dagli omonimi romanzi di un altro grande emiliano, Giovannino Guareschi, lo spirito genuino, onesto e popolare di una certa generazione del comunismo italiano, che fu per molti “l’altra chiesa” della nazione.
Comunisti e cattolici erano allora divisi dall’ideologia ma sostanzialmente uniti da un dogmatismo speculare che rendeva particolarmente compatti i loro rispettivi “mondi”; per altro ancora intrisi di ingenuità e speranze tipiche del dopoguerra; un dogmatismo fideistico che aveva un unico vero e “insopportabile” nemico comune: il libero pensiero, laico e critico.
Non a caso uno dei periodi più duri, attraversati dalla Massoneria in Italia, ha coinciso proprio con il periodo del cosiddetto “compromesso storico”, quando DC e PCI, nei lunghi anni dell’inchiesta parlamentare sulla P2 (che fu condannata e ripudiata molto più duramente e più rapidamente dalla stessa Massoneria ufficiale, nei confronti della quale la P2 fu comunque sempre un vero e proprio “corpo estraneo”), giunsero a promulgare leggi che impedivano ai massoni di esercitare cariche pubbliche (leggi, assolutamente discriminatorie, che la Corte Europea ha poi costretto l’Italia ad abrogare).
Gli stessi catto-comunisti di allora, si sarebbero molto stupìti, ed avrebbero forse cambiato atteggiamento, se avessero saputo che furono massoni anche personaggi come Allende e Dubcek (rispettivamente il presidente socialista del Cile morto opponendosi al golpe militare di Pinochet, ed il protagonista della sociddetta “Primavera di Praga”, coraggioso tentativo di riformare il sistema comunista che imperava nell’Est, tentativo represso dai carri armati sovietici; Dubcek poco prima delle sua morte ebbe modo di visitare Ferrara, Comacchio, il Delta, innamorandosi di questo territorio e della sua gente).
E forse, tante persone che nutrono ancora oggi sospetti ed inquietudini nei confronti della massoneria, alleggerirebbero il loro spirito e le loro paure, sapendo che nelle logge massoniche hanno circolato personaggi “pericolosi” come Walt Disney, Stan Laurel e Totò…
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La Massoneria oggi?
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Non vuole certamente più nascondersi (ammesso che abbia mai valuto farlo: basta pensare alla straordinaria visibilità di uno dei più eclatanti simboli massonici, la Statuadella Libertà, che troneggia la baia di New York, donata, con un chiaro sottinteso di fratellanza, dalla Francia all’America, opera dello scultore massone Bartholdy).
L’attuale Gran Maestro, massima autorità massonica in Italia, Gustavo Raffi, propugna infatti una sempre più ampia apertura delle logge verso l’esterno.
Il sogno della Massoneria ferrarese, e di quella italiana in generale, è quello di poter vivere finalmente in un paese “normale”. Dove sia appunto normale praticare tolleranza, fratellanza, ed eguaglianza, senza incorrere in sospetti e discriminazioni.
Dove sia normale dirsi fratelli e praticare la massoneria. Proprio come avviene ad esempio negli Stati Uniti, dove ogni cittadino può tranquillamente manifestare la sua appartenenza alla massoneria, come hanno fatto vari presidenti (sia democratici che repubblicani, come Carter, Ford, Reagan, e lo stesso Clinton che in gioventù frequentò l’associazione massonica De Molay), e come hanno fatto e fanno tanti personaggi famosi dello sport, del cinema e della vita pubblica (rilevante, fra l’altro, l’ascendenza massonica all’interno della NASA: gli stessi nomi di molti progetti astronautici americani sono di chiara ispirazione “latomistica”: Mercury, Gemini, Apollo… e molti astronauti hanno portato in volo le insegne della propria loggia. Una di queste è stata posata anche sulla Luna… ).
In tempi recenti Ferrara ha già ospitato per due volte “pubblicamente” le massime cariche massoniche: negli Anni Ottanta il Gran Maestro Armando Corona (nel corso di una memorabile serata del Lyons Club all’Hotel Astra), nel 1999 il Gran Maestro Virgilio Gaito (nel corso di un’analoga serata del Rotary Club di Copparo).
Il prossimo appuntamento potrebbe essere proprio quello con l’attuale Gran Maestro Gustavo Raffi, avvocato ravennate, con alle spalle un certo impegno politico nel Partito Repubblicano di Spadolini e La Malfa, il quale è fra l’altro legato a Ferrara da un singolare ricordo personale, che ha raccontato egli stesso recentemente: la sua iniziazione in massoneria, avvenne infatti proprio al ritorno da un suo comizio nel Ferrarese.
(a.mu.)
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maggio 5th, 2012 on 17:25
omen nomen
maggio 5th, 2012 on 17:26
speriamo di no